Il ventitré di marzo successe ‘n’arruina

Il 21 marzo 1950 a Lentella, dove la provincia di Chieti tocca il Molise, i carabinieri sparano sui contadini al termine di una dura giornata di lavoro per costruire una strada, nonostante il divieto. Si tratta di uno sciopero a rovescio. Due contadini muoiono e la Cgil proclama in Italia uno sciopero generale di 48 ore, per i giorni 22 e 23 marzo. Lentella non è isolata, è parte di un movimento che sta coinvolgendo ogni contrada, da sud a nord. Ad Avezzano in quei giorni di sciopero resta ucciso Francesco Laboni e a Parma il disoccupato Attila Alberti. Per quest’ultimo, l’articolo che esce il giorno dopo su l’Unità è firmato da Gianni Rodari (più ricordato oggi come scrittore per ragazzi).

imSan Severo il 23 marzo, lo sciopero diventa rivolta, interviene addirittura l’esercito con i blindati.
Non si tratta di semplici incidenti, sembra un’operazione di guerra a giudicare dalle migliaia di cartucce esplose. Vi sono oltre 50 feriti e una vittima, Michele Di Nunzio, e 184 persone arrestate per insurrezione armata. Un ruolo importante lo hanno le donne, le compagne di San Severo, in prima fila qui come ovunque, e che anche in carcere continuano a tenere alto lo spirito battagliero mentre si preparano al processo, rielaborano i fatti e compongono canzoni, come quella che ho citato nel titolo e come racconta in una testimonianza Mollica Soccorso Foschini. Il processo diventa subito una nuova battaglia politica, il difensore è Lelio Basso e dopo due lunghi anni gli imputati vengono assolti e rilasciati.

Nel frattempo i loro figli, i figli della rivolta, circa 70 bambini, sono ospitati da famiglie di altri lavoratori, spesso contadini e spesso in lotta anche loro nelle proprie terre, del Centro e Nord Italia. Sono i treni della felicità, raccontati anche in un libro da Giovanni Rinaldi, quelli che trasportano i bambini rimasti orfani, oppure abbastanza spesso con entrambi i genitori in galera in attesa di processo. Nella nostra regione i bambini di San Severo arrivano ad Ancona, con l’impegno in particolare dell’Udi, tra cui la figura di Derna Scandali, già partigiana e allora impegnata oltre che nell’Udi anche nel partito e nel sindacato.

Nel libro L’erba dagli zoccoli dedico un intero capitolo a Lentella, le cui vicende di quel lontano 21 marzo non sono affatto isolate, come al contrario uno sguardo superficiale potrebbe lasciar intendere, ma sono inserite nel contesto più ampio di un grande movimento di lotta che tentava ostinatamente di riunificare il paese dal basso, per migliorarne le condizioni sociali.

A ciò che accadde a San Severo quel 23 marzo, appena due giorni dopo di Lentella, nel mio libro non dedico uno specifico racconto ma inserisco comunque molti accenni, proprio come allora potevano arrivare gli echi di quei fatti negli altri paesi d’Italia in lotta, perché tutti si sentivano partecipi. Sono queste notizie tragiche che il mattino dopo, il 24 marzo, arrivano anche a Rocco Scotellaro nel giorno in cui viene scarcerato a Matera, dopo 45 giorni e dopo che il Procuratore avrà appurato che lo hanno incarcerato con un complotto.

In altri racconti del mio libro, tutti dedicati a ciò che accadde in quei mesi, nel ricostruire le vicende che ho scelto in rappresentanza di tutte le altre, ho avuto occasione di citare più volte anche l’ospitalità offerta ai bambini, i figli della rivolta; nella nostra regione oltre ai bambini di San Severo ospitati ad Ancona, ho trovato notizia anche di un gruppo di bambini di  Montescaglioso (Matera), ospitati nella primavera del 1950 nella zona di Pesaro. Furono in tanti ad essere ospitati, in tanti luoghi diversi d’Italia.
Una grande operazione di solidarietà, di cui oggi abbiamo perso non solo il ricordo ma perfino l’idea. Anche per questo è importante ravvivare oggi la memoria.

(la foto è tratta dal sito dell’Archivio sonoro della Puglia)

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