“1893. L’inchiesta”, in onda su Rai Storia

33484Il filo dei racconti, delle storie di ieri, e di noi che siamo qui oggi e ci ritroviamo nell’inseguirle.

Qualche giorno fa scrivevo di Mario Nicosia, che lunedì scorso, il 16,  ci ha lasciati all’età di 91 anni, e che poco più ventenne fu testimone di Portella della Ginestra.

A Portella dedico un racconto nel mio libro L’erba dagli zoccoli, rievocando il racconto che molti anni fa ascoltai, durante un viaggio in Sicilia, da due testimoni di quella tragica vicenda, i quali nel raccontarmi ad un certo punto mi parlarono anche dei racconti che da ragazzi avevano ascoltato dai loro nonni, e della repressione che subirono i contadini del movimento dei fasci siciliani alla fine del 1893.

Poi l’altra sera, qui in regione, a Fermo, c’è la presentazione del libro Anime galleggianti, di Vasco Brondi e Massimo Zamboni. Riesco a liberarmi all’improvviso proprio all’ultimo momento e ci vado, per diversi motivi ma soprattutto perché incuriosito da quel loro strano viaggio in zattera lungo un canale, partendo da Governolo, vicino alla laguna di Mantova, fino al mare Adriatico.

Ero attratto da questa analogia del luogo, perché un altro dei racconti del mio libro riguarda proprio una vicenda che accadde da quelle parti, la storia del bracciante Vittorio Veronesi, il 17 maggio 1950, il cui anniversario è proprio di questi giorni. Anche in questo racconto padano, del dopoguerra, ho inserito sullo sfondo alcuni accenni ai moti bracciantili di fine Ottocento, appena sei o sette anni prima di quelli dei fasci, e conosciuti come la boje: ecco la pentola che bolle, sta per scoppiare!

Il cuore della pianura padana e la Sicilia, immaginandoli nel mio libro come i due fuochi di uno stesso ellisse contadino e proletario che coincise con le vite e le speranze di tante persone.

L’altra sera, dopo la presentazione parlata di Anime galleggianti e il duetto musicale di Brondi e Zamboni, ci fermiamo a chiacchierare con Massimo Zamboni, ci scambiamo i saluti i libri e le ultime novità, e ora ecco che lui mi scrive per segnalarmi una cosa che m’era sfuggita: va in onda Mercoledi 25 maggio, dalle ore 21,30 su Rai Storia,  1893. L’inchiesta, ‘penso che ti può interessare’ mi dice. È un film documentario, di ricostruzioni spiegate con le parole e animate con la fiction, che Nella Condorelli dedica proprio al movimento dei fasci siciliani. Massimo Zamboni vi ha collaborato realizzando la colonna sonora, che immagino già come delle ali in più. Non è un film nuovissimo, è di qualche anno fa, fu presentato a Palermo in occasione del 120° anniversario di quel movimento, ma io non l’ho ancora visto e questa è una buona occasione.

È sempre una buona occasione poter fruire di un lavoro collettivo a cui altri si sono dedicati, ciascuno per la sua parte a riproporre una storia importante e mettervi dentro il proprio contributo, e a utilizzare il contributo importante di altri. Sì, perché il film, come leggo da un articolo sul blog Articolo 21, “riporta alla luce l’inchiesta condotta in Sicilia nel 1893 da un giornalista veneto, Adolfo Rossi, che nell’ottobre di quell’anno – unico tra tutti i colleghi del Paese – decise di percorrere l’Isola, girando quasi sempre a dorso di mulo, per descrivere l’agitazione promossa daiFasci Siciliani dei Lavoratori, un movimento popolare organizzato “composto da contadini, braccianti, operai delle miniere, mai visto prima in Italia.” Mai visto prima in Italia. Il film è introdotto del Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti. Infatti è questa la storia, da conoscere per capire tante delle cose accadute dopo, e oggi.

“Oggi credono tutti che la mafia sia qualcosa di naturale su questa terra: è la nostra cultura, vengono a dirci.” “Cultura imposta col sangue!”, dialogano tra loro e raccontano i miei due testimoni, nel mio libro, chiudendo la parentesi dedicata al movimento dei fasci vissuto dai loro nonni, prima di tornare a raccontare la vicenda di Portella, che loro stessi avevano vissuto direttamente. Il filo dei racconti, delle storie di ieri, e di noi che siamo qui oggi e ci ritroviamo nell’inseguirle.

(La foto in alto è tratta dal sito di Rai Storia che promuove il film)

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