L’erba dagli zoccoli, Torino e dintorni

occupzione_terre_capojazzoL’erba dagli zoccoli. Tre diversi appuntamenti nell’area torinese:
– il 9 giugno a Chivasso, organizzato dall’Associazione Lucana “Giuseppe Novello e dalla Cgil di Settimo-Chivasso-Ciriè;
– l’11 giugno a Bussoleno, Valsusa, in una tavola rotonda all’interno del festival “Una montagna di libri nella valle che resiste”;
– il 12 alla libreria Bardotto a Torino a cura di 2 Ruote di Resistenza 2014.

Appuntamenti molto diversi tra loro, per contesto e impostazione delle serate, riflettendo, quasi, la stessa molteplicità di sguardi, voci e  situazioni narrate nei diversi racconti che compongono il libro, pur confluendo tutte insieme, quelle storie, in un’unica narrazione, come sottolinea anche il sottotitolo del libro: L’altra Resistenza, storie di una lotta contadina, come un tentativo di riunificare il paese dal basso, e naturalmente su basi più eque. I racconti del libro vanno dal sud al nord, dalla Sicilia al Friuli, toccando una decina di regioni. Dal sud non partirono solo le storie, ma anche tanti treni, da quelli chiamati della felicità, che portarono i bambini che avevano entrambi i genitori in galera, perché vittime della repressione contro le lotte contadine, e li portarono nelle case di altri contadini delle regioni del centro e del nord, anche loro in lotta e certo non in condizioni di vita agiate, ma che adoperandosi per il meglio furono in grado di dare ospitalità, temporaneamente, a chi era costretto in un bisogno ancora maggiore. Ne ho trovato testimonianza anche dalle nostre parti, come i bambini di San Severo ad Ancona o di Montescaglioso nel pesarese. E ovunque fu più di un’ospitalità, fu un intrecciarsi di forti relazioni umane e scambi di esperienze, come viene raccontato e messo in evidenza nel libro I treni della felicità di Giovanni Rinaldi e nel film collegato I figli della rivolta di Alessandro Piva.

Dal sud partirono anche tanti treni carichi, poi, di quegli stessi genitori, o fratelli maggiori, o di quegli stessi bambini appena si fecero più grandi ed emigrarono per lavorare nelle città del nord e del boom industriale. In Italia, dopo la grande stagione delle lotte contadine e quella specie di riforma agraria che non fu una vera riforma, scoppiò il boom economico e le campagne si svuotarono per riempire le fabbriche, avvenne ovunque a nord e a sud ma a sud in modo ancora più consistente, non si andò soltanto dalla campagna alla città ma direttamente nelle città del nord Europa e anche del nord Italia.

Leggo sul sito del museo di Torino: «Sul territorio cittadino si snodano parabole migratorie che vedono i nuovi arrivati dal sud sostituirsi a quelli dell’Italia settentrionale, i primi ad arrivare in città. A partire dagli anni Cinquanta lo scenario muta radicalmente: pugliesi, calabresi, lucani, siciliani e sardi prendono il sopravvento sugli immigrati dell’Italia settentrionale, “fino ad allora la maggioranza assoluta”. Secondo il censimento del 1971, risiedono in città 77.589 siciliani, 106.413 pugliesi, 44.723 calabresi, 35.489 campani e 22.813 lucani: Torino diventa così “una città meridionale di dimensioni paragonabili a Palermo”.»

All’inizio sono impiegati soprattutto nell’edilizia, in attesa della chiamata di qualche grande fabbrica, la Fiat in testa, che negli anni Cinquanta avvia il suo grande balzo industriale, con nuove catene di montaggio, nuove produzioni e una forte compressione dei ritmi produttivi. A piazza Statuto nella rivolta del luglio 62 si nota una nuova antropologia, li chiameranno ‘gli scamiciati’ e sembra già una nuova storia quella che inizia.

Mi vengono in mente di quegli anni, come ricordi personali, l’indagine che realizzò Goffredo Fofi (L’immigrazione meridionale a Torino, Feltrinelli, Milano 1976), e poi il film di Ettore Scola Trevico Torino viaggio nel Fiatnam, del 1973. Sono altre storie, lunghe, complesse, articolate, molte già raccontate e tante altre da raccontare. Conobbi una volta in treno, quando ero studente universitario a Roma, un coetaneo delle mie parti, un muratore che in quel periodo svolgeva il servizio militare sui carabinieri e l’avevano mandato a Torino: “Non ce la faccio quando ci sono le cariche a picchiare quegli operai che sono come me”, e poi aggiungeva, chiacchierando amichevolmente come sanno fare soltanto due ventenni in un momento di relax: “Ora mi mandano a Roma, forse mi sarà più facile con voi studenti”; avevamo scoperto di essere già stati una volta sulla stessa piazza ma non insieme, su lati diversi.

La Lucania in Piemonte. “Nel 1969 – leggo dalla tesi di laurea di Nica Mammì – i lucani che hanno raggiunto il Piemonte sono 5 mila, la parte più consistente del totale di 22.566 emigranti dalla stessa regione.” E dunque, ecco i contatti con Filippo Novello e con l’associazione intitolata a Giuseppe Novello, e l’opportunità di ricordare le vicende di Montescaglioso, del dicembre 1949, e insieme tante altre storie di una lotta contadina, in Basilicata e in altre regioni, e di parlarne in questo tour di iniziative diverse, anche leggendo brani del libro ad alta voce accompagnati dalla musica sia a Chivasso che a Torino, e dagli interventi sia di carattere storico che sullo sfruttamento odierno dei nuovi schiavi della terra, come faremo sempre a Chivasso, e poi anche l’incontro delle storie del libro con ancora altre storie di impegno civile come nel festival di Bussoleno. Della valle che resiste mi viene in mente ora anche una sua vicenda più remota, quella della resistenza e lotta operaia che accompagnò a suo tempo il triste epilogo del Cotonoficio Valle di Susa, che dopo una sciagurata gestione proprietaria alla fine fallì, nel 1969, lasciando senza lavoro oltre 8 mila operai. Altre storie, appunto, tante già raccontate e certamente ancora di più ancora da raccontare.

I tre incontri:

CHIVASSO. giovedì 9 giugno, Sala del Consiglio Comunale, piazza Dalla Chiesa 8 (la locandina e l’evento su FB) – a cura di Associazione Lucana “Giuseppe Novello” e di CGIL, zona Settimo, Chivasso, Ciriè: «Presentazione del libro libro che, nel solco dell’epopea delle battaglie per l’occupazione delle terre incolte nel 2° dopoguerra, si sofferma sull’eccidio di Lentella, in provincia di Chieti, dove vennero ammazzati due giovani che chiedevano unicamente di lavorare per poter sfamare le proprie famiglie! Nell’occasione vi saranno gli interventi di Vanna Lorenzoni della CGIL regionale che tratterà gli aspetti storici delle occupazioni, l’intervento di Denis Vayr della Flai CGIL che si soffermerà sull’evoluzione dello sfruttamento dei nuovi schiavi della terra, dell’autore Tullio Bugari che illustrerà e leggerà alcuni brani del suo libro, di un intervento musicale di Pippo Romano che canterà alcuni brani della musica popolare. L’iniziativa sarà condotta e conclusa dall’intervento di Dante Aietti della Segreteria della CGIL Settimo, Chivasso, Ciriè.»

BUSSOLENO, sabato 11 giugno, Una montagna di libri nella valle che resiste
(il programma su FB)

TORINO, domenica 12 giugno, Libreria Bardotto, via Mazzini 23D  (l’evento su FB)
A cura di 2 Ruote di Resistenza 2014 – Alla ricerca del popolo che manca; presentazione del libro “L’erba dagli zoccoli”, di Tullio Bugari, Vydia Editore. L’autore converserà con Filippo Novello, figlio del bracciante lucano ucciso durante un’occupazione di terra a Montescaglioso; a seguire, letture di Tullio Bugari e Nica Mammì accompagnate da musiche di Daniele Contardo all’organetto e Michele Santoro alle percussioni.

(la foto in alto è tratta dal sito Montescaglioso.net)

 

 

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