Appunti mezzadri

Appunti mezzadri, mezzi appunti e mezzi non so che, che nascono da questo breve giro di presentazioni del libro nella mia zona. Parlare di mezzadria non è semplice perché significa parlare di un mondo intero, e volerne parlare in breve sarebbe come pretendere di raccontare la storia degli ultimi secoli in poche righe, molto sommariamente. Eppure, dopo il 1982, quando per legge si mise definitivamente fine a questo contratto, trasformando la mezzadria in affitto, pare che insieme alla parola sia scomparsa anche la memoria di quel mondo. Perché la mezzadria non era solo un contratto ma un modo di essere della società e delle persone, una cultura nel bene o nel male delle sue arretratezze o dei suoi conflitti alla ricerca di soluzioni. Era un intero mondo di storie, e di vita popolare, e di tradizioni e significati.

8.-Schema-del-ricco-paesaggio-agrario-mezzadrileQuesto particolare modo di organizzare la società e l’economia si diffuse soprattutto nelle regioni centrali, Marche, Toscana, Umbria e Romagna già a partire dagli ultimi secoli del medio evo, e poi soprattutto dal Quattrocento, con la ripresa dello sviluppo demografico e l’ampliamento dei terreni arabili. E anche dei disboscamenti delle numerose selve allora esistenti.

Sono molti gli studiosi che hanno ricostruito i tanti aspetti di questa storia molteplice, ad esempio Sergio Anselmi, giusto per ricordarne uno dei più noti, ma insieme a lui tanti altri. I patti colonici tra mezzadro e proprietario all’inizio erano meno sfavorevoli per il mezzadro di quanto poi lo siano diventati in seguito, in particolare tra Ottocento e Novecento, come se i crescenti limiti di questa forma contrattuale e di questo sistema economico si siano scaricati sempre di più a svantaggio di una sola delle parti.

Processo-di-estrema-semplificazione-del-pasaggio1La mezzadria sorse non solo come un nuovo contratto di lavoro ma come nuovo assetto di potere, quello esercitato sulla campagna dalla città, dove risiedevano i proprietari fondiari, capaci di fare investimenti e trarre buoni guadagni dall’allora crescente prezzo del grano. Al contratto della mezzadria era associato il podere, la parcellizzazione dei poderi secondo le famiglie di mezzadri obbligate a risiedervi. La moltiplicazione dei poderi e la dispersione della popolazione nelle campagne è dunque il suo principale tratto peculiare, che da forma allo stesso paesaggio che ancora oggi siamo abituati a vedere, anche se oramai si può dire che è sopravvissuto solo in parte. Sono due gli aspetti fondanti, dunque: non solo il vantaggio economico del contratto ma anche l’obbligo di risiedere sul terreno, che è indispensabile data la stessa caratteristica fragile dei terreni, soprattutto nella nostra regione, spesso argillosi, soggetti al dissesto idrogeologico, che richiedono oltre a tecniche colturali adeguate, anche la presenza e la manutenzione continua per garantire la tenuta dei suoli.

La mezzadria, con questo tipo di insediamenti, diventava così anche un sistema sociale e familiare e al tempo stesso aziendale, una gerarchia di ruoli e di valori che entra in crisi nel corso del Novecento e soprattutto dopo l’ultima guerra, nell’impatto con condizioni di vita diventate gradualmente sempre più dure, in particolare se confrontate con la vita di città, e nell’impatto anche con le lotte e con la delusione dei risultati ottenuti. Nel 1947 il Lodo De Gasperi, che risolve lo scontro in atto tra mezzadri e proprietari, aumenta la quota del riparto di soli tre punti, dal 50% al 53% contro il 60% che era stato chiesto, e che aveva comportato duri sacrifici, lotte, spesso denunce o anche arresti, oppure rappresaglie di vario tipo, compresa la disdetta dei contratti.

Tra gli obblighi del mezzadro c’erano anche le cosiddette regalie, prodotti che in determinate occasioni dovevano essere regalati, oppure i servizi gratuiti a casa dei proprietari, delle vere e proprie corvè di lavoro domestico gratis. La più curiosa che ho trovato, e che nel libro cito nel racconto Il curandero, è quella del misuratore delle uova: le uova che ci cascavano dentro perché troppo piccole non andavano bene come regalia, il mezzadro doveva tornare il giorno dopo scegliendo le uova più grandi tra quelle covate dalle galline. L’anacronismo con il mondo attorno è evidente. C’è un intero assetto economico che muta e travolge tutto, e non è possibile raccontarlo in modo sommario, in mezzo ci sono anche le difficoltà in quanto tali dell’agricoltura italiana, che non si trasforma come dovrebbe e fatica a reggere il passo. Nel frattempo c’è il cosiddetto boom economico e la grande migrazione dalle campagne.

Si potrebbe dire che dopo molti secoli si sia costretti a ritornare di nuovo in città, ma in determinati quartieri. Cambia il tipo di lavoro e cambiano i contratti, e ancora una volta cambia lo stile di vita: dalla stabilità precedente, che era opportuno sciogliere o far evolvere in nuovi rapporti, si entra in una nuova trasformazione continua, controllata da altri e che oramai sta durando da circa un sessantennio, con forme di precarietà sempre nuove, in un accelerato divenire e rifrantumarsi continuo delle relazioni.

E in campagna nel frattempo che cosa è avvenuto? L’interessante forse sta proprio qui. Da un lato abbiamo le grandi multinazionali, qualche secolo di innovazioni tecnologiche in più, diverse decine di anni di fertilizzanti chimici, e dall’altro, come in un estremo opposto, tante piccole realtà, speso senza alcuna continuità con l’agricoltura precedente, che cercano di rimettere insieme un rapporto corretto con la terra, in una lotta non facile ma costellata anche da tante piccole soddisfazioni. Da un lato c’è il grande mercato, con le sue caratteristiche odierne, la grande distribuzione e un sistema dei prezzi che si scarica sulle spalle dei braccianti spesso africani, costretti a subire quelle che somigliano a nuove forme di schiavitù, e dall’altra i nuovi piccoli circuiti di mercati alternativi, del chilometro zero e delle nuove sperimentazioni sociali, ancora quasi carbonare, ma qua e là anche con nuovi approcci industriali, che quasi si infiltrano e dunque da tenere in osservazione. Ho detto tutto molto ma molto sommariamente in questi veloci appunti mezzadri; sono tanti gli aspetti diversi, che convivono, che sarebbe interessante districare e approfondire.

(I due disegni inseriti sopra sono tratti dal sito del Museo della mezzadria “Sergio Anselmi” di Senigallia, a cui rinvio anche per gli approfondimenti sull’argomento; nel mio libro in appendice riporto anche la bibliografia che ho consultato durante la stesura dei racconti, che vanno oltre la mezzadria, e quindi offre solo una piccola parte dei testi che si possono consultare per un approfondimento più sistematico.)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...