Ricordando Pietro Filonzi, agitatore contadino

11(14 luglio 2016) Ricordando Pietro Filonzi, agitatore contadino. È in questo modo che il circolo arci Spazio Rosso e la libreria Il Grillo Parlante hanno voluto legare le letture da L’erba dagli zoccoli alla loro città, Chiaravalle. Ed è proprio questa l’intenzione del libro, legare storie e offrire spunti per ricostruire il tessuto vivo delle tante memorie che hanno formato il nostro orizzonte, facendolo con lo sguardo non rivolto nostalgicamente all’indietro nei tempi passati ma scovandone le tracce nella realtà odierna, che solo l’attenzione curiosa del pioniere di nuovi cammini, come è stato detto, può riportare in evidenza.
Così hanno sottolineato Maria Letizia Ruello e Matteo Belluti nel presentare la serata e introdurre alle letture del libro, ricordando questo loro concittadino socialista della prima ora, un mezzadro autodidatta inserito a pieno titolo nel movimento che alla fine dell’Ottocento portò alla fondazione del partito socialista in Italia.

Un breve ritratto di Pietro Filonzi lo si può leggere sul Dizionario biografico dei marchigiani, edito nel 2007 da Il lavoro editoriale. Lo riporto per intero: “Filonzi Pietro, Sindacalista; nato a Chiaravalle 13 maggio 1878, morto a Jesi 26 maggio 1917. Compiuti gli studi elementari, si formò da autodidatta, seguendo politicamente E. Matteucci e A. Bocconi. Già nel 1894 si segnalò tra i fondatori del Circolo socialista della città natale, mettendosi presto in luce come abile conferenziere e attivo propagandista nelle campa- gne mezzadrili. Sorvegliato dalla polizia fin dal 1897, collaborò al foglio “Il Cigno” e fu artefice della nascita della prima lega di miglioramento, a Chiaravalle, tra contadini mezzadri (17 marzo 1901); inoltre partecipò, nel novembre 1901, al con- gresso costitutivo della Federazione nazionale dei lavoratori della terra, a Bologna. Nel 1906 venne eletto alla direzione nazionale del PSI ed organizzò nella sua città il Convegno dei contadini delle Marche, riunendo le rappresentanze delle diverse organizzazioni regionali di categoria. Senza lasciare l’occupazione di mezzadro, rimase fedele ai postulati riformisti, venendo scelto da Bocconi come segretario per il lavoro parlamentare. Dal 1915 alla Grande Guerra fu anche, salvo qualche breve interruzione, consigliere comunale a Chiaravalle. Leader indiscusso dei contadini della provincia di Ancona e uno dei maggiori esponenti del socialismo riformista marchigiano, condusse a sua ultima tenace battaglia in favore della pace: chiamato alle armi nel 1916, non conobbe l’esperienza del fronte ma, colpito da una grave malattia, morì all’ospedale militare di Jesi.”

Nacque nel maggio del 1878. Il vero pioniere fu lui. Anzi, un traghettatore, da un mondo all’altro. Al momento della sua nascita Pio IX era morto appena da qualche mese, e Chiaravalle non era più stato pontificio solo da una manciata di anni. Appena pochi mesi dopo, a novembre, l’anarchico Giovanni Passanante tenta di uccidere il re Umberto in visita a Napoli; nel sud è appena stato represso il brigantaggio e solo un anno prima, nel 1877, gli anarchici Errico Malatesta, Carlo Cafiero e altri avevano tentato un’insurrezione nel Matese. Nel centro nord invece l’insurrezione era stata tentata appena qualche anno prima, in Romagna e a Bologna, e Bakunin aveva evitato l’arresto con una rocambolesca fuga su una carrozza trainata da cavalli. L’anarchico Andrea Costa era stato arrestato nei giorni precedenti la tentata insurrezione, e quando uscì dal carcere nel ’79 scrisse un’ampia riflessione sul giornale La Plebe, proponendo altre strade: nel 1892 sarebbe stato fondato a Genova il partito socialista.  Filonzi aveva 16 anni quando  partecipò alla fondazione del primo circolo socialista di Chiaravalle. Dirigente politico e mezzadro, in una zona dove la mezzadria era il sistema di conduzione principale. I mezzadri subivano dai proprietari il ricatto della disdetta, la cessazione del contratto, che in genere si applicava nel giorno di San Martino, una volta conclusi i lavori di aratura e semina. Anche Pietro Filonzi subì la disdetta, il suo proprietario gli diceva che perdeva troppo tempo dietro alla politica, anziché pensare alla terra. Sembra quasi archeologia ricordare eventi di oltre un secolo fa.

Il 1878 fu anche l’anno del congresso di Berlino, la spartizione del mondo tra le grandi potenze, la certificazione dell’imperialismo colonialista, un nuovo ciclo di sviluppo del capitalismo che porterà allo sviluppo industriale del Novecento, e anche a due guerre mondiali. Anche Chiaravalle ne pagò un caro prezzo, con il bombardamento sull’ospedale civile nel 1944, proprio nel giorno di festa del suo patrono, il 17 gennaio.

I racconti contenuti nel mio libro riguardano tutti la fase finale di questo ciclo, le lotte contadine del dopoguerra, espressione di un mondo stanco di sopportare gli enormi costi  per sostenere lo sviluppo, o i privilegi di chi dello sviluppo generale non importava poi granché, e quindi a maggior ragione occorreva almeno dividerseli in un modo più equo quei costi. Anche la mezzadria poi fu superata, ma più che con le leggi che si susseguono tra il 1962 e il 1982, fu la forte trasformazione economica e sociale che veniva dal nuovo ciclo di sviluppo industriale del dopoguerra a stravolgere e superare quel mondo. E oggi già si parla di deindustralizzazione mentre si avanzano nuove tipologie di crisi.

Anche Chiaravalle ha conosciuto questo ciclo; qui per anni l’industria principale è stata quella del tabacco e le sigaraie della Manifattura hanno caratterizzato per diversi decenni il volto e l’identità della città. Nei racconti inseriti nel mio libro ho invece incontrato le tabacchine del Salento, le ragazze che scendevano in sciopero per sostenere le lotte dei contadini, che in quella zona conoscevano i momenti più epici nelle due occupazioni delle terre d’Arneo, nel feudo di Nardò, nel 1950. Non esiste, ho imparato, una lotta che non abbia la sua specificità e originalità, che non si leghi all’interno della propria terra in modo peculiare, ma che al tempo stesso non sia in grado di rievocarne tante altre simili, in tante altre parti o in altri tempi. E ho anche imparato, lavorando ai racconti del mio libro, che questi legami tra lotte lontane nel territorio non erano soltanto metaforici o ideali, erano invece reali, con scambi diretti di esperienze, confronti e manifestazioni di solidarietà. Abbiamo cercato di evidenziarlo anche ieri sera, attraverso la scelta dei brani letti, estratti per l’occasione da quattro racconti: Ti porterò gli odori della terra, dedicato a Rocco Scodellaro e ai contadini di Montescaglioso; Il curandero, citando Samuele Panichi ma per parlare delle lotte mezzadrili nelle Marche; Prendete quella canaglia per ricordare il bracciante mantovano Vittorio Veronesi; Santa Maria del Bosco, ricordando Pio La Torre e spostandoci in Sicilia, una regione che ha dato molto alle lotte di quegli anni pagandone anche un alto tributo.

Come già in altre occasioni, a Lentella, a Chivasso e a Torino, anche ieri le letture sono state accompagnate dalla musica; questa volta con la presenza dell’amico cantautore Silvano Staffolani, e così, un po’ da pionieri se vogliamo usare la metafora proposta dagli organizzatori della serata, abbiamo intrecciato i brani letti sulle storie di ieri ai brani musicali di altre storie e altri sguardi di oggi; Silvano infatti ha scelto cinque canzoni di sua originale composizione, cercando con le mie letture legami di empatia e di emozione  in grado anche di rimandare ad altro.

 

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