La serata di Ascoli Piceno

1Bella serata domenica 23 con le letture e la musica da “L’erba dagli zoccoli”, ad Ascoli Piceno, in uno spazio ancora diverso tra i tanti frequentati in questo tour ancora in corso, come una sorta di biodiversità dei molteplici luoghi di incontro odierni; per le mie abitudini – e forse anche per la mia posizione anagrafica – è uno di quei luoghi ancora più insoliti di altri, all’interno di un centro commerciale, quelli che mi viene da definire nel modo di Marc Auge, quando descriveva, oramai diversi anni fa i non luoghi, e che invece la pratica costante di alcune associazioni e dei giovani che lo animano, in questo caso, offre un suo riferimento, di contenitore di storie che pian piano iniziano ad abitarlo.

2La prima volta che ho avuto occasione di vedere questo luogo era il 24 agosto, il giorno del terremoto di Amatrice e Arquata del Tronto, e qui c’erano venti o trenta giovani organizzati come una spontanea catena di montaggio, o catena umana che in questo caso è più appropriato, che riempivano scatoloni  mentre continuavano ad arrivare persone con carrelli carichi di cose necessarie da metterci dentro, e altri giovani ripartivano con altri carrelli traballanti di scatoloni, diretti all’uscita dove al ritmo di uno ogni venti o trenta minuti arrivavano furgoni per caricare il tutto e portarlo al centro di raccolta di Arquata, ad appena trenta minuti di strada, per raccogliere il necessario prima di sera, per la prima notte dopo il terremoto. Poi, giorni dopo, avevo avuto anche l’occasione di passare una giornata con i ragazzi di qui ad Arquata del Tronto, a distribuire libri con il bibliobus dell’Arci.

3Ieri sera ci sono tornato insieme a Silvano Staffolani, io con il libro e le letture e Silvano con l’organetto, la chitarra e le canzoni che in queste ultime settimane abbiamo scritto insieme, par raccontare le lotte contadine e far rivivere le nostre memorie. L’accoglienza che abbiamo ricevuto è stata calorosa ed emotivamente piena; sembra di sentirlo nell’aria mentre sei lì e leggi o ascolti Silvano che suona, quel sentimento che si crea, unisce e carica. Insomma, diventiamo noi i nostri luoghi.

6In apertura, trovandoci nelle Marche, le letture e canzoni dedicate alla nostra società mezzadrile, e poi le storie di altre regioni.
Per l’occasione avevamo scelto brani e canzoni dedicate alle lotte dei braccianti e alla storia di Maria Margotti, e poi due grandi momenti delle occupazioni dei latifondi e delle lotte dei contadini senza terra del Sud, un brano sull’occupazione del feudo Fragalà a Melissa, nell’ottobre 1949, il cui anniversario cade proprio in questi giorni, il 29 ottobre, e pi un brano sulle occupazioni al feudo di Santa Maria del Bosco, a Bisacquino, un paese nei pressi di Corleone in Sicilia, anche per ricordare le figure di Pio La Torre e Placido Rizzotto.

4Poi si è sviluppata una bella chiacchierata con le persone presenti, introdotta da Marco Schiavoni,uno dei giovani animatori del circolo Arci Libero Spazio Stay Human di Ascoli Piceno. Ci si trova sempre a parlare in pochi minuti di un mondo intero, gli argomenti sono sempre tanti e tutti importanti, tra le cose su cui ci siamo soffermati mi viene in mente ora, come chiedevano alcune amiche presenti, il ruolo delle donne in quella stagione di lotte, una presenza mai secondaria e di semplice supporto. Mi hanno chiesto se c’era un motivo particolare perché in diversi racconti o passaggi anche delle letture e delle stesse canzoni scelte per la serata, trasparisse un’enfasi particolare sul ruolo delle donne. Non c’è nessun motivo particolare, semplicemente è così che l’ho trovato nelle tante cronache o testimonianze lette su quel periodo, quando mi documentavo, e non ho dovuto fare altro che riportarlo nei racconti così come era, senza dover forzare nulla. E così la conversazione mi ha consentito di citare insieme tutte le donne presenti nei diversi racconti del libro – da Vincenza Castria di cui nel mio racconto dedicato a Giuseppe Novello cito proprio alcuni brani dal suo “Rossa terra mia”, oppure Anna Battista, che nel mio racconto dedicato allo sciopero a rovescio di Lentella diventa Cosima, l’io narrante della storia, e tantissime altre – oltre alla storia di Maria Margotti, che invece avevamo scelto per la serata di ieri.

5E a proposito di Lentella, ecco un piccolo aneddoto della serata: prima di iniziare, uno dei curiosi  di passaggio che sfogliava il libro sul tavolo, ad una certo punto mi chiama e mi chiede: “Che cosa è lo sciopero a rovescio?”, e allora, per rispondere, ho usato esattamente il tipo di spiegazione che nel mio racconto dedicato ad un altro importante sciopero a rovescio, quello del Cormor, nelle stesse settimane di Lentella ma nella pianura friulana, utilizza la testimone ottantenne per spiegarlo a due ragazzi sedicenni di oggi che sono andati a intervistarla a casa. Funziona, sono riuscito a spiegarlo con due battute e in soli dieci secondi di tempo. Quello era un dialogo inventato, e ieri sera ha preso corpo nella realtà.

(Su alzati Maria, dedicata a Maria Margotti, testo di Tullio Bugari, musiche di Silvano Staffolani)

 

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