Arburu picciriddhu ti chiantai (dedicato a Melissa, 29 ottobre)

973_me_n_a01_b185_05Il 29 ottobre è l’anniversario dell’eccidio di Melissa, avvenuto nel 1949, tre braccianti uccisi – Francesco Nigro, Giovanni Zito e Angelina Mauro – e 15 feriti, mentre stanno andando a lavorare sulle terre del latifondo abbandonato di Fragalà. Nel libro L’erba dagli zoccoli dedico un racconto specifico a questa occupazione di terre, cercando di ricostruire quelle giornate attraverso gli occhi dei partecipanti – per quanto sia mai possibile – usando il linguaggio del dialogo,  senza nessun narratore esterno che descriva ma esclusivamente i tanti dialoghi che le persone quel giorno possono aver scambiato tra loro, mentre tutto il paese – si dice che anche i gatti volevano andargli dietro e dovettero cacciarli via a sassate – marcia verso le terre del feudo per andare a zapparle e a seminare. L’indicazione, al momento purtroppo atteso dell’arrivo della polizia, era di gridare tutti insieme “viva la polizia del popolo” e “vogliamo pane e lavoro” – una parte di questo dialogo lo scegliemmo qualche mese fa tra i testi per il saggio di fine corso del gruppo di dizione e sviluppo della voce presso l’Arci, e lo leggemmo appunto in gruppo, con un bell’effetto scenico, simpatico, che potete vedere  qui (pane e lavoro) – e in effetti, tra i singoli poliziotti, erano molti i figli del popolo – Grazia prontezza nel libro La memoria interrotta riporta una lettera che due genitori contadini calabresi mandano al figlio poliziotto in Salento e questo una sera dentro il carcere di Lecce chiama da parte Cosimino Ingrosso, bracciante arrestato durante l’occupazione delle terre d’Arneo, e gliela legge, commuovendosi insieme –  ma a Fragalà quel giorno  le cose evolvono in modo tragico.

A Melissa quei contadini avevano già inventato anche lo sciopero a rovescio, per costruire una strada che collegasse il paese al fondovalle, perché non c’era mai stata una strada, erano lassù, isolati attorno al loro castello. Una forma di lotta che si dimostrò vincente, riuscì a sbloccare lavori pubblici, e poi si estese in tutta Italia. Nel libro ci sono altri due racconti dedicati a due di queste lotte, la prima Lentella, tra Abruzzo e Molise, sempre per costruire una strada, il 21 marzo 1950, e anche qui purtroppo ci furono due vittime. La seconda nella pianura friulana, per costruire un canale sul Cormor e bonificare la campagna paludosa. Repressione sempre ugualmente dura ma almeno non ci furono vittime. Il pittore Giuseppe Zigania, friulano anche lui, allora un ragazzo, dedicò importanti quadri ai contadini di quella terra e a quello sciopero a rovescio. Anche Melissa ebbe il suo pittore, Ernesto Treccani, che già pochi giorni dopo l’eccidio era sceso in paese da Milano, e poi a quel paese si affezionò, dedicandogli non solo importanti quadri e anche una ricca documentazione fotografica, come la foto utilizzata qui sopra, ma anche il monumento, realizzato nell’anniversario del 1979 proprio sulla terra di Fragalà.

Tra la tanta documentazione che ho consultato prima di scrivere il racconto dedicato a Melissa ho trovato una bella poesia di Leonida Repaci, che cito nel mio racconto, anche se ne prendo in prestito soltanto i primi versi per farli diventare un canto d’amore che immagino intonato da Angelina, Angelina Mauro, una ragazza di 24 anni, una delle tre vittime di quel giorno. La poesia è questa, la voglio riportare per intero, con il suo vero titolo:
L’albero del bracciante umiliato
Arburu picciriddhu ti chiantai
cu la speranza mi cogghiu lu fruttu
cu na zappuddha d’oru ti zappai
sempri t’imbivarai cu chiantu ‘rruttu.
Poi passau unu, non ti vitti mai
stendiu la manu e si cogghiu tuttu. 
E jeu l’amariceddhu mia restai
la ucca amara cu lu denti asciuttu.

Tra la documentazione consultata non c’era ancora – perché uscita quando avevo già consegnato il libro all’editore e perché poi l’ho trovata quasi per caso solo in questi ultimi giorni – una ricostruzione fatta da Danilo Chirico e andata in onda per l’anniversario dello scorso anno su Wikiradio. È una ricostruzione davvero completa, sia degli episodi di quella singola giornata sia dell’intero contesto, con una ricostruzione storica della situazione, a partire dalle prime lotte già nel settembre ’43, ai decreti Gullo del ’44, le prime cooperative, i primi scontri, il primo vero grave incidente, di Calabricata, con l’uccisione della dirigente contadina Giuditta Levato – anche lei presente nel mio racconto – e poi il susseguirsi delle vicende, passando per quella specie di riforma agraria, il 21 ottobre del ’50, che lasciava ai padroni non solo le terre migliori ma in cambio dell’esproprio di quelle cattive – come le chiamavano i contadini – prendevano anche lauti indennizzi, e così via, fino all’emigrazione, perché la terra ricevuta non solo era cattiva ma non bastava per tutti i membri della famiglia.

La ricostruzione di Danilo Chirico dura una mezz’ora e alla sua voce diretta si alternano anche testimonianze e interviste ai partecipanti all’occupazione del feudo Fragalà, recuperate dai vari archivi della Rai, di trasmissioni degli anni Settanta, o di vecchi documentari, tra cui “Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato”, 1949, di Carlo Lizzani. Anche questo è da vedere, e documenta le grandi assisi popolari per il Meridione che il sindacato organizzò il 3 e 4 dicembre del ’49 – un mese dopo i fatti di Melissa – in contemporanea a Napoli per la Campania, Crotone per la Calabria, Matera per la Basilicata e Bari per la Puglia. Dieci giorni dopo, il 14 dicembre, si assedia un paese di notte, Montescaglioso presso Matera, si toglie la luce e si spara, questa volta è Giuseppe Novello che morirà – come Angelina Mauro – dopo tre giorni di agonia.

Il racconto di Melissa che faccio nel mio libro, in forma di dialogo, in questo ultimo mese di presentazioni in luoghi diversi l’ho sempre letto da solo – cercando anche di migliorare progressivamente la mia lettura – anche la notte della veglia notturna su alla diga del Vajont, perché mi sembrava il più adatto a fare da compagnia all’altro racconto scelto per l’occasione, quello friulano dello sciopero a rovescio del Cormor.
Sabato prossimo – 67° anniversario – sarà senz’altro tra i pezzi preparati per la serata presso la libreria Aleph di Castelfidardo, e questa volta sarà accompagnato anche da una canzone, Fragalà, che suonerà e canterà l’amico Silvano Staffolani; è una canzone nuova nuova e sarà eseguita per la prima volta, dedicata proprio a Melissa e all’importanza della Memoria.

Nel 1973 fu Lucio Dalla a dedicare una bella canzone all’eccidio di Fragalà: Passato presente.

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