Ricordando Pasolini

pasolinisusanna

Il 2 novembre 1975 – 41 anni fà – veniva barbaramente ucciso Pier Paolo Pasolini. Avevo poco più di vent’anni e abitavo a Roma in quel periodo, ricordo ancora bene l’enorme emozione che circolava tra di noi. Nel mio libro L’Erba dagli zoccoli cito Pasolini un paio di volte, in esergo al racconto dedicato ai braccianti del Cormor, della pianura friulana, con alcuni versi tratti da El testament Coràn (1947-1952) – “Lassi in reditàt la me imàdin / ta la cosientha dai siòrs. / I vuòj vuòiti, i àbith ch’a nasin /dei me tamari sudòurs. – Lascio in eredità la mia immagine nella coscienza dei ricchi. Gli occhi vuoti, i vestiti che odorano dei miei rozzi sudori.” – e poi più avanti nel racconto, dove nella finzione narrativa due ragazzi intervistano una testimone dei fatti di allora e si ritrovano ad osservare una foto di Pasolini giovane mentre tiene un discorso pubblico.

Nella genesi del mio libro Pasolini era entrato anche prima; in qualche modo già quando nacque l’idea di scrivere sulle lotte contadine nel dopoguerra, durante un viaggio in Friuli, dopo che avevo partecipato alla diga del Vajont alla veglia notturna dei cittadini per la memoria del Vajont in occasione del cinquantenario di quella strage, e nel mio giro in Friuli  mi fermai in Carnia, dove scoprii che vi era stato come partigiano Placido Rizzato, che quando ritorna in Sicilia a organizzare i contadini senza terra viene chiamato il vento del nord, e poi i contadini che occupano le terre diventano loro il vento del sud.

A quelle immagini di contadini si sovrapposero subito le altre narrate da Pasolini nel suo primo romanzo giovanile, Il sogno di una cosa, dove insieme alla più bella gioventù entrano in scena anche i fatti del ’47 di San Vito sul Tagliamento.  Poi ritrovai Pasolini a Matera, una mostra dedicata a lui e al suo Vangelo secondo Matteo, incontrata quasi per caso mentre stavo andando a fare un giro su alcuni luoghi dei racconti del mio libro, a Montescaglioso, vicino Matera, e a Melissa, un po’ più giù, verso Crotone. 

Nelle serate fino ad ora avute per presentare il mio libro, solo una volta ho avuto occasione di leggere dei brani dal racconto dedicato ai contadini dello sciopero a rovescio del Cormor, ed è stato il mese scorso proprio alla diga del Vajont, per la veglia notturna dell’ultimo anniversario.

Nel mio libro sono presenti anche tanti altri poeti, tutti sensibili interpreti del mondo contadino e popolare, oggi però è il giorno da dedicare a Pasolini; la foto che ho inserito sopra, di Pasolini con sua madre, è di Mario Dondero.
Ed ecco ora il brano dal mio libro in cui cito Pasolini:

«“Non credo” risponde il ragazzo, “non ho mai sentito raccontare queste storie a casa.”
“Forse eri distratto” gli fa la donna.
“Può darsi” risponde il ragazzo.
“O forse bisogna chiederlo?” s’interroga la ragazza.
“Può darsi” fa la donna, indicandogli un’altra foto:
“Questo signore qui ti dice qualcosa?”
Un signore alto e distinto, magro, quasi elegante, il portamento sicuro ma anche fragile, il viso giovane, che parla, senza gesticolare, le mani le tiene composte dietro la schiena e sembrano morbide, reggono un giornale, o forse sono i fogli scritti da lui per il discorso e ora invece non ha bisogno di leggere perché tutto sembra svolgersi in modo naturale. Ci sono molte persone ad ascoltarlo, reggono anche delle bandiere o dei gonfaloni ma stanno tutte in fila quasi di lato, come se lo studiassero; davanti a lui si vedono in primo piano solo un paio di ragazzini che lo guardano attenti. Lui sta parlando sciolto e tranquillo ma volge lo sguardo quasi da un’altra parte, un po’ verso l’alto, come se lassù ci fossero altre persone che il fotografo ha lasciato fuori della foto, magari senza gonfaloni, e lui è a queste che si rivolge.
“È Pasolini. Lo conoscete?”
I due ragazzi si guardano interrogandosi con gli occhi.
“Il poeta” risponde la donna, “Il sogno di una cosa. Qui ha venticinque anni, è dirigente comunista, e sta commemorando il 4 novembre, la vittoria dell’Italia nella grande guerra, ma lui era contro la retorica della guerra e quel giorno, così pacato e tranquillo, fece scappare via tutti quelli con i gonfaloni.” »

 

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