San Martino (mezzadro, mezzoladro, contadino)

a1Mezzadro, mezzoladro, contadino. Storia di una canzone. L’11 novembre, giorno del calendario dedicato a San Martino, corrispondeva in molti luoghi alla scadenza dei contratti agrari, data nella quale il proprietario poteva non rinnovare e dare la disdetta alla famiglia del mezzadro. Era scelta tale data perché in genere erano stati terminati i lavori dei campi, in particolare la semina, prima del riposo invernale. Dato che il contratto prevedeva l’obbligo del mezzadro di abitare sul terreno assegnato in una casa messa a disposizione dal proprietario, il mancato rinnovo del contratto si risolveva in un vero e proprio trasloco per tutta la famiglia, che caricava le poche cose su un carretto o su un barroccio trainato dai buoi, ed era costretta ad andarsene. La famiglia del mezzadro, prima doveva seminare e poi andarsene.

Inizia così la scena iniziale del film L’albero degli zoccoli di Olmi, con il cambio delle famiglie, quella che parte e l’altra che ne prende il posto e si guardano da lontano e di traverso. E poi, la scena si ripete alla fine del film, quando le parti si invertono.

Le cause delle disdette potevano essere molteplici, da qualche figlio che partiva militare e quindi il padrone riteneva che non ci fossero più braccia sufficienti a lavorare la terra, oppure una qualche mancanza commessa dal mezzadro, secondo il proprietario, come nel film di Olmi è il ciocco di legno tagliato senza permesso per fare gli zoccoli alla propria figlia, restata scalza. Oppure, potevano essere anche motivi politici o sindacali: qualcuno che si dava troppo da fare per “sobillare” gli altri mezzadri. Nei periodi di sciopero e di mobilitazione arrivavano disdette in massa per intimorire e spaccare il fronte, e allora lo scontro politico si faceva ancora più duro.

Non era un grande giorno “fare san martino”, come si diceva. A questa giornata abbiamo voluto dedicare una canzone specifica, intitolata Mezzadro, mezzoladro, contadino. Mezzoladro, come veniva chiamato per denigrarlo, ma costretto a rubacchiare suo malgrado,  come il legno per gli zoccoli.Oppure, in alcuni casi invogliato a rubacchiare sistematicamente, come una sorta di forma di lotta o di resistenza.  E i proprietari magari a loro volta si rifacevano ampiamente rubacchiando sui conti non chiari, e infatti una delle rivendicazioni importanti nel dopoguerra riguardava anche la corretta tenuta dei libretti colonici.

Nel libro L’erba dagli zoccoli dedico ai mezzadri un racconto ambientato nella mia regione, nel quale mescolo anche altre storie, quelle del curandero,  per ricostruire le fasi delle lotte mezzadrili nel dopoguerra e insieme dedicare attenzione ad un rapporto più vero con la terra, le coltivazioni, le erbe, il rapporto con la magia della natura, che allora spesso, purtroppo, era negato e sostituito con dure condizioni di vita e di lavoro.  A cui il mezzadro o il contadino reagiva, in tanti modi. Nella nostra canzone reagisce alla disdetta nel modo del contadino di Ho visto un re.

Al racconto Il curandero sono doppiamente legato, in quanto nella finzione narrativa metto in scena me stesso quando da ragazzo, all’inizio degli anni Settanta, prendevo il treno per andare a Roma all’università, e sul treno incontravo questi vecchi avvolti nei mantelli neri, che con le loro borse di legno squadrate andavano a vendere le uova a Roma. Li incontravo in quelle mattine d’inverno, con il treno dentro la nebbia delle gole dei monti tra Marche e Umbria, oppure i cieli azzurri e rosa delle albe quando era sereno, li incontravo senza rendermi conto che erano loro i reduci di quelle battaglie.

San Martino (mezzadro, mezzoladro, contadino)
testo di Tullio Bugari, musica di Silvano Staffolani.
ASCOLTA

Vattene mezzadro contadino
Vattene zuccone è san martino
Carica il carretto via in fretta
Che oggi è giorno di disdetta
Padrone mio no non mi cacciare
Via da qui non so andare
In questa terra ho seminato
Ho pianto, ho riso, ho pure respirato
Mia moglie al fiume insieme alle bambine
Le tue lenzuola portava a lavare
I miei figli solo zappa e vanga
Mi proibivi di mandarli a scuola
Mi dicevi facciamo tutto a mezzo
E ti prendevi mezza fatica mia
Io contadino mezzadro mezzo ladro
La mia metà dovevo rubacchiare
Vattene mezzadro contadino
Vattene zuccone è san martino
Carica il carretto via in fretta
Che oggi è giorno di disdetta
Quando portavo primizie e capponi
Via il berretto la testa abbassavo
Mettevi le uova nel misuratore
Se dentro cadevano tu m’insultavi
Mi dicevi si fa tutto a mezzo
E ti prendevi mezza vita mia
Io niente scuola non so contare
Tu con i miei conti a rubacchiare
Ora mi cacci non so dove andare
Raccatto zappe moglie e figli
Alla terra non mi devo affezionare
Ne cercherò altra da seminare
Vattene mezzadro contadino
Vattene zuccone è san martino
Basta chiacchierare via in fretta
Oggi è giorno di disdetta
Non t’arrabbiare sono già sul carretto
Sulla tua terra ho già seminato
Mi dicevi si fa tutto a metà
E metà del respiro io t’ho lasciato
Non ti manca nulla mi dicevi
I miei conti eri tu che li tenevi
E a te è restata la terra
A me sì e no sì e no questo cielo
Io mezzadro mezzo ladro contadino
Per la strada ho incontrato San Martino
mi ha dato mezzo del suo mantello
non mi fido è a mezzadria pure quello
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