Incontri di storie, di libri e di memorie (LiberiLibri)

silvanoSerata di incontri a LiberiLibri, rassegna dell’editoria libertaria. Incontro di storie e di libri, di racconti, di letteratura e di memorie. I libri sono il mio, L’erba dagli zoccoli, e il romanzo L’odore della polvere da sparo di Attilio Coco, dai quali abbiamo letto due brani ciascuno, alternandoci.

Nei primi due brani ci siamo scambiati, ciascuno ha letto un brano dal libro dell’altro, e negli altri due ciascuno ha letto un proprio brano. Ad alternarsi con noi Silvano Staffolani con la chitarra, con quattro delle canzoni che abbiamo composto insieme, io dedicandomi ai testi e lui alle musiche, dedicate alle lotte contadine del dopoguerra. Abbiamo seguito una scaletta che io e Silvano abbiamo già sperimentato in questi ultimi due mesi di reading concerto con il mio libro, e che stasera abbiamo condiviso con Attilio Coco, inserendo e incontrandoci con il suo libro.

libriSembrava esserci un solo filo conduttore tra i quattro brani che io e Attilio abbiamo letto. Ho iniziato io a leggere, dalle prime pagine del romanzo di Attilio, ambientate a Potenza il 29 aprile 1947, quando due contadini restano uccisi durante una manifestazione davanti alla Prefettura, e ci sono due ragazzi testimoni di quella giornata che segnerà non solo il loro ingresso nel mondo ma è essa stessa un momento della Storia che irrompe nelle vite di tanti.

Ha proseguito Attilio, con un mio racconto nel quale c’è di nuovo un ragazzo, che incontra a distanza di anni due testimoni dell’eccidio di Portella della Ginestra, accaduta solo due giorni dopo i fatti di Potenza. È come il mondo che ritorna e si riallaccia a se stesso, o forse non se ne è mai andato davvero, è sempre qui e dobbiamo sempre prestare attenzione, commentava dopo Attilio.

liberiNei successivi due brani letti ci sono di nuovo un ragazzo – siamo già negli anni Settanta – che su un treno incontra curiosi personaggi che rievocano storie di lotte contadine di venti anni prima. E poi, nell’ultimo brano, ecco di nuovo quello stesso ragazzo di Potenza, oramai adulto, che si trova a ricordare episodi della sua vita e altre stragi e tristi episodi, come la bomba di piazza Fontana e la morte di Pinelli. Ed è dentro questi eventi storici, che ci sfiorano o colpiscono, o di cui siamo talvolta testimoni diretti, che si svolgono le nostre vite e si formano le nostre memorie e identità. Ma raccontandolo in questo modo mi accorgo che rischio magari di semplificare, o forse anche di andare oltre ciò di cui parlano e raccontano i due libri da cui abbiamo letto e poi parlato. Mi fermo qui.

Una delle cinque canzoni eseguite da Silvano si intitola Fragalà e prende spunto dall’omonimo eccidio (Melissa, Crotone, ottobre 1949) per parlare della memoria; alcune strofe dicono: La memoria quando ti colpisce / Non puoi più trattenerla / Con gli altri tu devi dividerla /Se vuoi usarne la forza / La memoria siamo noi in questa stanza/ Ce la portiamo dentro / Ogni giorno a rovistarci /Non dovremmo mai farlo da soli.

(nelle foto sopra, le prime immagini della serata che ho recuperato: Silvano lasciato solo sul palco; i nostri libri insieme al libro di Isabella Lorusso che ci ha preceduto il giorno prima; Attilio che si prepara a fotografare uno dei tavoli con i libri del festival in esposizione)

 

 

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