Il 4 dicembre al festival delle terre

15220188_1255429774511309_6533796039870398999_nDomenica 4 dicembre, dalle 18 alle 19, sarò con L’erba dagli zoccoli, in lettura e musica, insieme al musicista Silvano Staffolani, alla Città dell’Altra Economia, Largo Dino Frisullo, Roma, nella giornata conclusiva dell’edizione 2016 del Festival delle terre, premio internazionale audiovisivo sulla biodiversità. Le proiezioni dei film si svolgeranno, invece, da giovedì 1 dicembre al cinema Trevi.

È un invito molto gradito. Il titolo della giornata è Il futuro non è scritto, un concetto che ho sempre condiviso, perché il futuro lo scriviamo noi, anche riscrivendo e reinterpretando al meglio e di continuo i significati più importanti lasciati dalle esperienze passate, come provo a fare con questo libro sulle lotte contadine, che quando presentiamo stimola sempre discussioni sull’oggi, e come riporto in esergo al primo racconto citando Giacomo Leopardi dallo Zibaldone: “L’immaginazione spinge sempre verso quello che non cade sotto i sensi. Quindi verso il futuro e la posterità, perocché il presente è limitato e non può contenerla”.
E pensando a scrivere il futuro, voglio soffermarmi sulle terre martoriate di quella parte della nostra regione, le Marche, colpita dai terremoti di agosto e di ottobre; un territorio vasto come una pluralità di mondi, ricco del tempo, di storie ambienti e vite, al centro della nostra identità, già colpito da disattenzione e abbandono e che ora, come si allontanano i riflettori – e stanno già iniziando nonostante l’emergenza sarà lunga, come per molti aspetti sono ancora in emergenza a L’Aquila – rischia di vedere accelerato e irreversibile l’abbandono. Ora dovrebbe esserci il nostro territorio al centro dell’attenzione, così come dovrebbero esserci da sempre tutti i territori dimenticati del cuore del nostro paese.

a1Nel mio libro dedico un solo racconto alle Marche e alle lotte mezzadrili, ricordando però che la mezzadria non fu solo un contratto di lavoro ma un sistema sociale, di valore antropologico e ambientale, con quelle famiglie mezzadrili e patriarcali di grandi dimensioni e anche un po’ imprenditrici, costrette a far quadrare le poche risorse con i bisogni di tutti, e distribuite in modo diffuso in tutti gli angoli della campagna, come a guardia, in un territorio non facile, con terreni che dilavano, a fare manutenzione, ripulire canali, piantare alberi, alternando una accanto all’altra tante piccole colture, disegnando così quel bel paesaggio che armonizza la dolcezza delle colline con i tratti dove la montagna prevale. Quel paesaggio che è parte di noi e del nostro sentire, cantato da tanti poeti a iniziare da Leopardi. E ovunque piccoli paesi, frazioni, contrade, borghi, decine di piccole biblioteche e di piccoli teatri, di pievi e conventi, di produzioni artistiche, in un rapporto di continuità con il mondo attorno. Certo, non sono mai mancate nemmeno qui le contraddizioni sociali e le opposte visioni, che occupano la scena principale del mio racconto, ma è un mondo già sotto attacco da tempo, e nella disattenzione, ora però la criticità è davvero alta. Dunque, dedicheremo la nostra serata di lettura e musica in particolare a questa nostra terra.
vag1Come abbiamo già fatto in altre serate di lettura e musica, proporremo alcune letture dal libro – eseguite da me – alternate alle canzoni che eseguirà Silvano Staffolani. Questo lato musicale oramai è parte integrante delle storie narrate nel libro, è un lato nato e cresciuto durante le oramai numerose serate di questi ultimi mesi, senza le quali, senza le emozioni condivise con chi ci segue e accompagna, non sarebbero nate queste canzoni ispirate alle stesse storie in lettura e composte sera dopo sera; i testi sono miei e le musiche di Silvano Staffolani.

Per chi intanto vuole documentarsi sul libro, consiglio di consultare le altre pagine di questo blog dedicato, magari ascoltando in sottofondo le canzoni che Silvano ha già avuto il tempo di registrare; di alcune ho già scritto anche la storia di come sono nate.

 

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