Non si può ingabbiare il vento

Il vento del Nord, dedicata a Placido Rizzotto e Pio La Torre. Storia di una canzone.
carniaIl vento del Nord è il nome che gli diedero quando rientrò a Corleone dopo la guerra partigiana in Carnia, per l’energia che metteva al servizio delle lotte contadine della sua terra. La figura di Placido Rizzotto ho avuto modo di approfondirla proprio durante in viaggio in Carnia tre anni fa, proprio passeggiando su quelle belle montagne dove Rizzotto aveva vissuto la sua università.  

La Carnia è nella foto qui accanto, una foto friulana per parlare di Sicilia. Il giorno prima di arrivare in Carnia ero stato sulla diga del Vajont per la veglia notturna dei cittadini per la memoria del Vajont, in occasione del cinquantenario di quella strage, ed ero già carico di suggestioni verso le terre e le lotte da non dimenticare.

Inoltre, proprio quell’anno avevo pubblicato In bicicletta lungo la Linea Gotica  e stavo già rielaborando gli stimoli che quel lavoro mi aveva dato per approfondire che cosa avevano fatto i contadini una volta rientrati a casa dalla guerra o scesi dai monti dove erano stati partigiani, ed ecco che la figura di Placido Rizzotto diventava un altro potente stimolo a spingermi verso questa nuova ricerca. Poi quando il nuovo libro ha preso il via, seguendo l’idea di raccontare vicende accadute in regioni diverse ma contemporaneamente tra loro, e il periodo scelto ruotava attorno alla primavera del 1950, ecco che trovo in Sicilia le occupazioni dei latifondi di quel periodo, e in particolare del latifondo di Santa Maria del Bosco vicino Bisacquino, zona di Corleone. Le occupazioni erano guidate da un giovanissimo Pio La Torre, che viene arrestato il 10 marzo, esattamente due anni dopo l’omicidio di Placido Rizzotto, di cui però allora non fu ritrovato il corpo. Pio La Torre era andato a sostituire Rizzotto alla Camera del Lavoro di Corleone dopo la sua scomparsa. Nel libro racconto questa parte della storia, Rizzotto resta sullo sfondo ed è soltanto citato, la canzone però parte da lui, dal vento del nord, che poi dopo la sua scomparsa si tramuta, attraverso le occupazioni dei feudi in Sicilia, nel vento del sud, perché “non si può ingabbiare il vento,  il vento non si placa se lo chiudi in gabbia”, rispondono i contadini, “non può restare vuota la nostra rabbia, dilagheremo ancora su queste terre.”

Il vento del Nord
testi di Tullio Bugari, musiche di Silvano Staffolani

Non si può ingabbiare il vento
Quando canta che pare un fiume
Era figlio nostro e di un’aspra terra
Salì partigiano a fare la guerra
Scalò i monti per combattere
Sotto i profondi cieli della Carnia
Quando scese era il vento del Nord
Quando scese era il vento del Nord
Quando scese era il vento del Nord

Non si può ingabbiare il vento
Quando le parole sono un fiume
Bagna dolce questa aspra terra
Cerchiamo la vita ci danno guerra
Zappiamo curvi per sopravvivere
Sarà nostro questo cielo di Sicilia
Forte e dolce come il succo di un agrume
Forte e dolce come il succo di un agrume
Forte e dolce come il succo di un agrume

Dieci marzo anno Quarantotto
La notte inghiotte Placido Rizzotto
Il vuoto non lo puoi raccontare
Non si può smettere di respirare
Il vento non si placa se lo chiudi in gabbia
Non può restare vuota la nostra rabbia
Dilagheremo ancora su queste terre
Dilagheremo ancora su queste terre
Dilagheremo ancora su queste terre

Dieci marzo anno Cinquanta
Non si può ingabbiare il vento
Quando la gente è un fiume
Dilaga sulle trazzere e i latifondi
Fanfare bandiere muli e carretti
La terra a dividere e a seminare
Siamo noi ora il vento del Sud
Siamo noi ora il vento del Sud
Siamo noi ora il vento del Sud

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