«Prendete quella canaglia»

Prendete quella canaglia, storia di una canzone.
“Prendete quella canaglia”, inizia così il racconto dedicato a Vittorio Veronesi, con il grido dei carabinieri che lo inseguono per impedirgli di andare a parlare con i crumiri, e magari convincerli ad aderire allo sciopero, il grande sciopero dei braccianti della primavera 1949, 36 giorni consecutivi di sciopero in tutta Italia, con il nucleo principale nella pianura padana.  Vittorio Veronesi era un partigiano, aveva perso due fratelli in guerra, uno disperso in Russia e l’altro partigiano come lui ma fucilato nel marzo del ’44 a Bologna. Sono molti i partigiani o i militari che dopo la guerra ritornano a casa ma trovano una realtà in cui alla libertà appena conquistata bisogna aggiungere, e non è facile, anche una maggiore giustizia sociale.  Durante quello sciopero sono sei i braccianti a perdere la vita. La prima è una donna, Maria Margotti, che cade il 17 maggio a Marmorta, lungo la strada che congiunge Argenta a Molinella. Nel giorno del primo anniversario della sua morte, il 17 maggio del ’50, durante un nuovo sciopero dei braccianti, cade anche Vittorio Veronesi, a Porto Mantovano, nei pressi della laguna di Mantova. I compagni che erano con lui restano feriti. Erano circa le due di notte, avanzavano nel buio reggendo in mano le loro biciclette, mentre stavano andando a parlare con i crumiri addetti alla mungitura, impegnati appunto nel lavoro notturno.
(nella foto, Cerchi rossi nel bosco, Atelier del paesaggio per il Parco dell’Arte di Mantova)

Prendete quella canaglia
parole di Tullio Bugari, musiche di Silvano Staffolani
C’è un’ombra che veloce pedala
Corre svelta tra i campi della laguna
Prendete prendete quella canaglia
I Carabinieri gli gridano addosso
Vittorio veloce pedala lui è l’ombra
Si affanna su passerelle sospese
No non vuole che sia la paura
Ad acciuffarlo prenderlo addosso
Vittorio veloce pedala è lui l’ombra
Scompare e riappare tra le macchie
Tra le nebbie della sera a nascondersi
Tra le ombre della notte a farsi rapire
Vittorio veloce pedala è lui l’ombra
Scompare e riappare tra le macchie
Tra le nebbie della sera a nascondersi
Tra le ombre della notte a farsi rapire
Se vuole sa come essere bella
Questa laguna anche di notte
Le ninfee silenziose ora pronte
A fiorire di nuovo di bianco
Galleggia l’isola rossa di loto
Già pronta a infiammarsi
Al primo chiarore che all’alba
Sguscia dalla fessura della notte
Sguscia come dal dormiveglia
Di questa vita ancora in bilico
Tra le fatiche di ogni giorno
E i sogni che si attardano
Sguscia come dal dormiveglia
Di questa vita ancora in bilico
Tra le fatiche di ogni giorno
E i sogni che si attardano
Se vuole sa come affannarsi
Questo sciopero anche di notte
I crumiri chiusi a forza nelle stalle
A mungere il silenzio scorre bianco
Lo sciopero quando è notte
Si fa più duro di un sogno
I crumiri in ostaggio della fame
I padroni di nuovo con le pistole
Gli occhi nel buio Vittorio e Nerino
Tra le mani stringono le biciclette
Tra le parole cercano i pensieri
Tra i passi la vita ancora in bilico
Gli occhi nel buio Vittorio e Nerino
Tra le mani stringono le biciclette
Tra le parole cercano i pensieri
Tra i passi la vita ancora in bilico
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