Radici nostre

Radici nostre, questo il titolo di un ciclo di eventi organizzato dall’Auser di Osimo, che questo pomeriggio prevedeva L’erba dagli zoccoli in reading concerto, insieme a Silvano Staffolani.
E dato che oggi è il 27 aprile, abbiamo iniziato ricordando Antonio Gramsci, che esattamente 80 anni ci lasciava, già gravemente malato, mentre era ricoverato in un ospedale di Roma.  Tra gli scritti politici lasciati da Gramsci, ci sono anche pagine dedicate alle lotte contadine, mi vengono in mente in particolare alcuni articoli su Ordine Nuovo, nei quali si mostrava critico ad esempio nei riguardi delle occupazioni delle terre incolte, sostenendo invece che “le terre a cultura estensiva devono essere amministrate dai Consigli dei contadini poveri dei villaggi e delle borgate agricole”. Quasi un monito, trenta anni prima, dell’esito della cosiddetta riforma agraria.

La nostra serata invece era dedicata alla mezzadria e così le letture scelte per l’incontro sono state tratte tutte dallo stesso racconto, “Il curandero”, dedicato e alle lotte mezzadrili della nostra regione, un approfondimento, appunto, delle nostre radici, alternando le letture con alcune delle canzoni da L’erba dagli zoccoli, ad iniziare da Mezzadro, mezzo ladro contadino. Non sono mancati però nemmeno accenni diretti ad alcuni degli altri racconti del libro, proprio per le citazioni incrociate tra i diversi racconti, ricordando ad esempio i treni della felicità e i bambini di San Severo a suo tempo accolti ad Ancona e quelli di Montescaglioso accolti a Pesaro. Abbiamo chiuso le letture con un omaggio a Rocco Scotellario, leggendo la sua poesia dedicata a Giuseppe Novello, e dunque un doppio omaggio, commentata con la canzone Scagliosa.
Ecco un frammento dei brani del libro letti questa sera:

«Aveva davvero annotato tutto, scrivendo piccolo tra le righe vuote dei suoi lunari tascabili, che ora consultava uno dietro l’altro per mantenere il filo del racconto. Il ragazzo, ascoltandolo, si distraeva su quelle copertine colorate, e dentro, tra le pagine con i simboli della luna, le figure di erbe e semi, i consigli sui lavori da fare in quel periodo o chissà che altro. Allora il vecchio si fermò e gli porse l’ultimo lunario, quello del 1950. Il ragazzo iniziò a sfogliarlo. C’era anche, sulla prima pagina, la citazione di un vecchio lunario dei secoli precedenti: Per far nascere i vermi da Seta i migliori giorni saranno dalli 20 di aprile alli 5, o 6 di Maggio. Il miglior sito da tenere gli alveari delle Api è l’orto, purché sia riparato dalla tramontana, e vicino non vi dovranno essere le Malve, che ricettano le farfalle generatrici delle tignuole degli sciami. O addirittura, una reclame pubblicitaria di parvenza moderna: Insetticida Monital, contro tutti gli insetti, dei fiori, delle piante, della frutta. Povere api. Accanto ai numeri dei giorni del mese erano scritti proverbi, il nome del santo e da che cosa ci protegge, una sorta di previsioni del tempo più probabile in quella stagione, il simbolo della luna con le fasi lunari e la sua posizione in ascesa o in discesa tra le costellazioni. Senza nemmeno accorgersene, preso da quei cicli, il ragazzo iniziò a leggere a voce alta. Attorno a lui solo il silenzio, e quei rumori di passi da fuori, anche loro come un eco di fiati che si raccolgono in attesa: 3 febbraio, San Biagio invocato nel male di gola; 7 febbraio, luna perigea ore 1; 9 febbraio, atmosfera turbata e burrascosa con probabili comparse di neve; 19 febbraio, il sole entra nei Pesci ore 6; 22 febbraio, luna apogea ore 19; 25 febbraio, ancora atmosfera nuvolosa con pioggia in basso e neve sui monti; 4 marzo, se il vento di libeccio prenderà il sopravvento come sembra, ancora giornate piovose ma più miti; 21 marzo, entra il sole in Ariete ore 6 inizia la primavera; 24 marzo, San Gabriele Arcangelo: questa sera in campagna si accendono i fuochi in onore della Madonna.»

(Al momento non sono riuscito a recuperare altre foto, tranne questa che mi ha scatto Silvano tra una canzone e l’altra, mentre era il mio turno alla lettura)

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