La festa delle liberazioni

Arcevia, festa delle liberazioni. Arcevia è uno dei comuni della nostra regione con maggiore estensione di superficie e numero di frazioni, e ogni frazione è in realtà un vero e proprio paese, e la stessa liberazione nell’agosto del ’44 impiegò una settimana, dal 5 in cui fu liberato il centro vero e proprio di Arcevia al 12 quando fu liberata l’ultima frazione più a nord, al confine con la provincia di Pesaro.

La Storia quando entra nei suoi dettagli e nelle sue innumerevoli contrade si articola in tante storie, specificità, episodi. Il più incisivo che siamo abituati ad associare ad Arcevia è l’eccidio ai primi di maggio del ’44 a Monte Sant’Angelo dei tanti partigiani lì sorpresi e dell’intera famiglia Mazzarini, mezzadri su quel monte. Il fronte di guerra in agosto – tre mesi dopo l’eccidio – si stava attestando sulla Linea Gotica e da lì a poco più di un mese sarebbe iniziata anche quella battaglia, mentre nelle zone liberate riprendeva la vita sociale, la ricostruzione del paese e la ricomposizione di tanti equilibri spezzati.

I primi congressi dei mezzadri delle regioni del Centro Italia si tennero già in quei mesi del ’44. Per questo il sottotitolo del libro è “L’altra Resistenza”, quella sociale, che prosegue direttamente dall’altra senza interruzioni, perché i problemi erano rimasti soffocati per tanti anni e la voglia di cambiare era grande e amplificata ancora di più dalle esperienze vissute in quei momenti: “La guerra ci aveva sparpagliati per il mondo: soldati, al confino, nei campi di lavoro, partigiani in montagna, dovunque avevamo conosciuto persone, ascoltato e imparato cose come a scuola. Altri ci scrivevano dall’America…” spiega in uno dei racconti del libro un anziano mezzadro reduce di quei giorni ad un ragazzo che qualche decennio dopo s’impegna ad ascoltarlo, riscoprendo un mondo che si stava già dimenticando.

Questo è un po’ il ‘sottofondo’  della serata di Arcevia ieri sera 10 agosto, lo spunto iniziale seguito dall’Anpi nell’organizzare, per la festa delle liberazioni, il reading concerto dedicato alle lotte contadine del dopoguerra in tutte le regioni d’Italia. È stato un momento denso di condivisione di memorie, alternando alle letture di alcuni brani del libro le canzoni dedicate a quelle storie.  La musica non è un momento di distrazione da storie che talvolta possono apparire troppo dense ma un modo leggero per esprimere proprio questa densità che portiamo dentro: “ci vuole una musica per questa terra, per far volare di nuovo le parole”, scrivevo sul mio blog qualche giorno fa di ritorno da un viaggio nelle nostre terre martoriate dai terremoti.  Quelle che incontriamo sono le storie delle vite che ci hanno preceduto, e che in parte noi stessi abbiamo vissuto o ne abbiamo vissuto gli echi, le abbiamo sentite raccontare, e quando siamo stati più bravi ne abbiamo percepito le intimità più soggettive e umane, che certe volte invece perdiamo perché sovrastati dalla sola cronaca.

Ieri sera la parte musicale è stata più ricca del solito, ad accompagnare Silvano Staffolani nell’esecuzione delle canzoni c’era alle percussioni un giovane tamburellista, Lorenzo Cantori, e inoltre c’era un amico lucano di passaggio nella nostra zona e che ha voluto fermarsi con noi, il musicista Sergio Santalucia, con il suo mandolino, e con lui abbiamo avuto il piacere di condividere un pezzo del nostro cammino. Abbiamo chiuso il reading concerto con la lettura della poesia di Rocco Scotellaro dedicata a Giuseppe Novello e poi con la nostra canzone Scagliosa, ricca di citazioni di Levi e Scotellaro e dedicata alle lotte contadine in Lucania: “Ma dov’è che accade questa strana storia che mi conti? Nell’altro mondo dei contadini, dove non si entra senza una chiave di magìa.” (Qui il VIDEO della serata e altre FOTO)

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