L’umanità che fa bene

Antirazzista per Costituzione, avevo scritto sabato sera in un post di promozione, prendendo spunto dalla maglietta sul banchetto dell’Arci accanto al libro L’erba dagli zoccoli, al XX° Festival della Cultura Multietnica organizzato dal Circolo Arci Il Corto Maltese di Fabriano, mentre nel tavolo a fianco si stavano raccogliendo firme per la campagna “Ero straniero, l’umanità che fa bene”. Così ieri sera, domenica, il reading concerto – sempre accompagnato da Silvano Staffolani –  l’ho aperto con un frammento di una poesia di Ignazio Buttitta che nel libro è citato in esergo al racconto sullo sciopero a rovescio di Lentella.

Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbano a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.

Diventa poviru e servu
quannu i paroli non figghianu paroli
e si mancianu tra d’iddi.
Mi n’addugnu ora,
mentri accordu la chitarra du dialetto
ca perdi na corda lu jornu.

Mi sembrava la più appropriata, non saprei aggiungere altro.  E poi è seguita la canzone Sogni alla deriva, dedicata ai migranti di ieri e di oggi. Nel bailamme dei crescenti razzismi odierni, così pare,  c’è chi si strappa le vesti al paragone tra i nostri migranti di ieri e i tanti migranti di oggi, io invece non riesco a non vederli dentro il ripetersi di una comune storia, e non tanto o non solo per la condizione di disagio ma prima di questo per la tenacia e la lotta, e lotta non in senso retorico ma reale.

Nel libro, infatti, cito lo sciopero dei braccianti africani di Nardò del 2011, di cui ho conosciuto la storia mentre cercavo le storie dei braccianti che per due capodanni di seguito, alla fine del ’49 e alla fine del ’50 occuparono le terre d’Arneo; lo sciopero dei raccoglitori di cocomeri raccontato da Yvan Sagnet nel libro “Sulla pelle viva”, da cui poi si sviluppò quel movimento da cui nacque nel 2016 la legge contro il caporalato. Legge che naturalmente vale per tutti, purché si riesca ad applicarla bene. Dietro ogni legge c’è sempre una lotta, ricordo spesso nelle discussioni con chi segue il nostro reading concerto, ricordando ad esempio le leggi di (quasi) riforma agraria che ci furono nel 1950: non regali dall’alto ma conquiste dal basso, strappate con la tenacia di lotte che costarono sacrifici e anche lutti.

È una dinamica sociale chiara, gli esempi sarebbero tanti, ma si tende sempre ad occultarla o dimenticarla: che ci sia qualche interesse nel farlo? Ma che vado a pensare! Oppure la si annacqua in una visione di rassegnazione pietistica, come se l’accettazione di una condizione di svantaggio fosse congenita in chi lo subisce.

Poi il reading concerto ha proseguito con letture e canzoni, ricordando Melissa, per i tragici fatti dell’ottobre ’49 ma anche perché qualche anno prima fu in questo paese che inventarono lo sciopero a rovescio poi imitato in tutta Italia, passando anche per il friulano Cormor (ebbi occasione di leggere uno accanto all’altro dei brani sulle occupazioni di Melissa e sullo sciopero a rovescio del Cormor, lo scorso anno sulla diga del Vajont, a Erto), oppure per il paese di Lentella tra Abruzzo e Molise, di cui ieri è stata proposta la canzone. E poi tanti altri importanti episodi di questa storia dai mille e variegati episodi – e anche lingue, mi piace inserire nelle letture frasi dei più vari dialetti o lingue d’Italia – ma che è una storia unica e che torniamo a raccontare e cantare volentieri ogni volta che c’è l’occasione per farlo.

Ieri sera abbiamo concluso con la canzone Corre il treno, dedicata a quel grande movimento di solidarietà chiamato I treni della felicità.

 

 

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