Angoli di Puglia

Un profondo grazie ad Arci Puglia e Arci Lecce per le due tappe dell’ultimo fine settimana, a Santeramo del Colle, in provincia di Bari ma a due passi da Matera, e a Soleto, subito sotto Lecce, al centro del Salento. E grazie a quanti in entrambi i luoghi ci hanno accolto con amicizia e interesse verso il nostro progetto, e con lo stesso entusiasmo ci hanno reso partecipi delle loro attività.

Il 27 a Santeramo eravamo al Tangram. Uno spazio culturale e di riferimento sociale realizzato letteralmente con le loro mani, nel senso che tutto, del locale degli oggetti e dei mobili, è stato ideato e realizzato manualmente da loro stessi, facendo rivivere i materiali talvolta più semplici o quelli giunti a fine utilizzo, restituendogli  nuovo significato, funzione e valore estetico. Il tangram, scomponi e ricomponi, un luogo demiurgico, al centro di un parco intestato a Berlinguer, che gestiscono, rendono vivo e fruibile, accogliente. E anche noi, con il reading concerto, immersi nella notte del parco.

Il 28 a Soleto eravamo direttamente in un circolo Arci, l’Artelica, anche questo “un luogo”, nel senso di Augé, entri e vedi già l’andirivieni delle persone prima ancora che inizi ad animarsi – noi siamo arrivati proprio all’apertura – e poi lo vedi animarsi e prendere il via nei diversi angoli che lo compongono, mentre anche noi ci posizionavamo, davanti alle “case sugli alberi”.
L’Artelica si affaccia direttamente sulla piazzetta davanti al Municipio, al centro dell’intrico dei vicoli del centro storico, sabato sera animati da una manifestazione dedicata ai vini.
Soffiava un vento fresco da nord quando siamo arrivati, qui in Salento. I venti in Salento fanno parte della terra, quando arrivano qui – lo Scirocco dal fondo del Mediterraneo e la Tramontana addirittura dal cuore dell’Europa – diventano un’altra cosa, incontrano questa terra e se ne  innamorano, le corrono addosso, come un saluto.

Il vento di ieri creava colori speciali nel cielo e nella campagna. L’avevo già provato la prima volta che ero sceso per visitare l’Arneo, accompagnato da Luigi Del Prete, lui che è di Copertino, che in quel giro mi trasmise anche le storie che aveva raccolto da altri ancora – la memoria devi dividerla con gli altri se vuoi usarne la forza – e poi aveva raccontato nel film Arneide, con le voci di tanti testimoni. Io arrivavo da fuori, avevo solo letto qualche cosa, ma poi una volta lì ero stato ben contento di aver respirato anch’io un po’ di quell’aria. E poi in un viaggio successivo, avevo conosciuto uno dei testimoni di allora, Cosimino Ingrosso, una bella sera di fine luglio all’agricampeggio Le Fattizze, nel cuore dell’Arneo. Cosimino ci ha lasciato a gennaio di quest’anno, ma ci ha lasciato un grande regalo, le sue memorie a cui aveva lavorato negli ultimi anni scrivendo a mano, anche lui come un demiurgo, quando sono le mani stesse che partecipano al pensiero, per ritirare fuori tutte le emozioni che giorno per giorno hanno accompagnato i gesti, gli sguardi, le parole dette e quelle ascoltate. Ora un gruppo di amici sta lavorando per pubblicarle e trasmetterle a tutti noi quelle memorie preziose, così che diventino anche nostre.

Alle Fattizze c’è un monumento, in legno, dedicato a lui (“Omaggio a un capopolo; la rivoluzione in bicicletta” realizzato da Stefano Bergamo): un uomo in bicicletta che corre, sembra lui stesso il vento che si innamora di questa terra, lanciato in avanti, e nella foga della corsa le ruote della bicicletta diventano quattro, sei non le ho contate, si rincorrono tra loro, lui non può cadere se tutte insieme lo sostengono. Nella cassetta appoggiata dietro alla sella Cosimino un mandolino, perché lui amava la musica, suonava il mandolino e anche la fisarmonica.

Il ricordo di Cosimino è stato presente nel reading concerto delle nostre due serate. In apertura, dopo l’introduzione e la canzone “Sogni alla deriva” dedicata a tutti i migranti di ieri e di oggi, abbiamo proposto il brano dedicato ai mezzadri della nostra regione, le Marche, con la canzone “San Martino”, e poi tre letture dedicate a tre regioni del sud, la Lucania di Rocco Scotellaro, ricordando Giuseppe Novello, con la canzone “Scagliosa”, poi il racconto di Melissa, anche perché proprio ora che sto scrivendo è l’anniversario di quel lontano 29 ottobre. “Sono già le cinque, staranno già zappando sulle terre del feudo?” si dicono tra loro in paese i più anziani, i pochi che non sono riusciti ad andare con gli altri a occupare le terre di Fragalà. Il brano che ho letto inizia con i due contadini che scrivono una lettera al figlio poliziotto, in Salento, raccomandandogli di non picchiare i contadini, perché anche loro, i suoi genitori, stanno occupando le terre. La scena dei due che scrivono l’ho immaginata ma la lettera è vera, e quel figlio poliziotto la leggerà di nascosto proprio a Cosimino rinchiuso nel carcere di Lecce, dopo l’arresto all’inizio dell’occupazione dell’Arneo. E per un attimo Cosimino e quell’altro ragazzo come lui, che fa il poliziotto, si commuovono insieme.
Le letture di Melissa ed Arneo le abbiamo accompagnate con le canzoni “Fragalà – La memoria è come un sasso” e “Il rogo delle biciclette”. Per chiudere, la canzone “Corre il treno”, dedicata a quel grande movimento di solidarietà verso i bambini troppo coinvolti dai momenti più duri di quelle lotte contadine, ospitati in luoghi più tranquilli per un po’, da altri contadini delle regioni del centro o del nord, anche loro in lotta ma con qualche margine in più di tranquillità.
E in chiusura davvero, dopo una pausa a chiacchierare e scambiarci parole e racconti, e dopo essere andati idealmente a nord con “i treni della felicità”, ci siamo salutati con la canzone “Su alzati Maria”, tratta dal racconto dedicato a Maria Margotti, di Argenta, ricordando con lei il grande sciopero dei braccianti del maggio 1949. Uno sciopero nazionale, a cui parteciparono naturalmente anche i braccianti pugliesi.

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