Gli agrumi che spiazzano

“Gli agrumi che spiazzano”, festa mercato con il consorzio siciliano “Le Galline felici”. Questo l’evento a cui abbiamo partecipato domenica 3 dicembre allo Scup di via della Stazione Tuscolana a Roma, il giusto e adeguato contenitore per questo incontro. Giornate intense, di scambio di prodotti e insieme di storie e di relazioni che quei prodotti rendono possibili. Noi siamo arrivati qualche ora prima, giusto in tempo per seguire la presentazione del consorzio, la sua storia e la sua attività, la cura che quei piccoli produttori associati dedicano ai prodotti della loro terra e insieme alle relazioni tra loro, tra i produttori e la rete che insieme a loro è cresciuta, costituita da gruppi di acquisto solidale, di associazioni, di amici, giovani, curiosi, e anche di sostenitori perché il sostegno è importante, soprattutto quando esprime vicinanza.

Il cibo è anche relazione, oltre a tutto ciò che può riguardare il rispetto della salute e della natura, dicevano e spiegavano gli amici del consorzio durante la presentazione, e la terra è il nostro bene comune, nel senso letterale che è di noi tutti e richiede la nostra attenzione e cura. Richiede lavoro, costanza, concretezza. Una concretezza capace di contenere anche visioni diverse delle relazioni sociali.  Ritornare all’agricoltura in questo modo può significare anche trasformare la fatica, quella di un tempo e purtroppo anche quella di oggi, che esiste in molti luoghi di sfruttamento, e trasformarla in un lavoro per sé, in costruzione.

A noi con il nostro reading concerto dedicato alle lotte contadine è toccato concludere, domenica pomeriggio, e lo abbiamo fatto presentando le letture dei racconti delle lotte di ieri, con un pensiero anche a quelle di oggi, e con le canzoni tratte dal libro. Per l’occasione, abbiamo voluto aprire il reading concerto con un brano della poesia “Lingua e dialettu” di Ignazio Buttitta, citata in uno dei racconti del libro.

Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.

Diventa poviru e servu
quannu i paroli non figghianu paroli
e si mancianu tra d’iddi.

Mi nn’addugnu ora,
mentri accordu la chitarra du dialettu
ca perdi na corda lu jornu.

L’ho scelta un po’ anche perché al centro dell’evento c’erano i produttori siciliani, e quindi in omaggio a loro, ma non solo questo, anche per sottolineare l’importanza di quella “biodiversità” culturale da preservare e che siamo tutti noi, con le nostre storie e le nostre diverse lingue, e che costituisce la nostra comune forza.  Le ho ritrovate, infatti, tutte queste diverse lingue, nelle storie che ho scelto di raccontare nel libro, tratte da tante regioni diverse d’Italia, eppure così pronte a sentirsi tra loro come parte di un’unica storia.

(Altre FOTO della serata)

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