Il mondo è vicino da Chicago a qui (il 12 dicembre)

Associazioni, non di pensieri casuali ma di date, lotte e ricorrenze, che si intrecciano anche con il lavoro di memorie che ho dedicato alle lotte contadine: i martiri di Chicago e le lotte per le otto ore, Giuseppe Pinelli e il 12 dicembre, l’Antologia di Spoon River e la poesia di Rocco Scotellaro, Giuseppe Novello e le lotte contadine in Basilicata.
“Il mondo è vicino da Chicago a qui”, recita un verso della poesia che Rocco Scotellaro dedica al bracciante Giuseppe Novello, citata nel libro “L’erba dagli zoccoli” e inserita da me e Silvano Staffolani anche nella canzone Scagliosa, presente nel reading concerto tratto dal libro.
Non ho mai trovato una conferma di questo riferimento di Scotellaro a Chicago, a che cosa di preciso volesse riferirsi. Di sicuro mi è sfuggito. Nelle analisi dei suoi testi e anche di questa poesia sono altri gli elementi semantici che i commentatori di solito mettono in evidenza, e che tracciano un percorso – o un cammino, è il caso di dire – complesso e coerente della visione non solo poetica di Scotellaro ma del suo stesso approccio alla vita e all’impegno, innanzitutto culturale, nel senso diretto della comprensione e partecipazione.
Così, in assenza di conferme al riferimento che Scotellaro fa a Chicago in questa poesia, io ho sempre dato per scontato, fin dalla prima lettura, che volesse ricordare i martiri di Chicago, gli anarchici impiccati l’11 novembre 1887; e poi due anni dopo, nel suo congresso fondativo, la Seconda Internazionale deliberò il Primo Maggio ricorrenza annuale da dedicare alle lotte dei lavoratori, proprio perché gli scioperi e le manifestazioni di Chicago per l’applicazione dell’orario di lavoro di 8 ore, avevano avuto inizio il primo maggio.

Un momento fondativo, dunque. Quando lessi questa poesia, dando per scontato questo significato, fui colpito anche da una coincidenza di date, che rende ancora più vicini questi avvenimenti.
La poesia di Scotellaro è dedicata a Giuseppe Novello, che fu ferito a morte il 14 dicembre e poi morì dopo tre giorni di dura agonia il 17 dicembre. Era il 1949. Rocco Scotellaro incontrò i contadini di Montescaglioso direttamente nel carcere di Matera, quando tra febbraio e marzo del ’50 venne incarcerato con un’accusa falsa, e poi prosciolto e liberato dopo 45 giorni, mentre era in corso in tutta Italia uno sciopero generale di 48 ore per l’eccidio di Lentella del 21 marzo, e un altro se ne sarebbe consumato il 23 a San Severo di Foggia. Il carcere di Scotellaro durò poco ma lui in quel periodo era anche Sindaco, e l’esperienza della cattiveria mostrata dal lato oscuro del paese lasciò il segno. Quando scrisse la poesia non poteva sapere che lui stesso sarebbe venuto a mancare da lì a poco, nel 1953, all’età di 30 anni, e il giorno sarà il 15 dicembre, negli stessi giorni del quarto anniversario dell’agonia di Giuseppe Novello.

Oggi, mentre scrivo, è il 12 dicembre, e questa sera ho partecipato alla manifestazione “FIORI CONTRO IL FASCISMO”, per deporre fiori sotto lapide che gli anarchici di Jesi anni fa – era il 1994 – chiesero all’Amministrazione allora in carica di esporre nell’atrio del palazzo comunale, e che recita così: “Ai morti di Piazza Fontana, al ferroviere G. Pinelli, a tutti i morti di 25 anni di stragi impunite, in loro onore il nostro impegno passato, presente e futuro, nelle lotte per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia sociale, la città di Jesi.”
La cerimonia è stata introdotta con un ricordo rivolto in particolare a Giuseppe Pinelli, con Andrea Accoroni che ha cantato, o guidato i numerosi partecipanti a cantare coralmente “La ballata di Pinelli”. Poco più tardi io ho recitato la poesia Carl Hamblin dall’Antologia di Spoon River, che la moglie di Pino, Licia, ha fatto incidere sulla lapide che ricopre la tomba di Pino al cimitero di Turigliano (Carrara).
Carl Hamblin era una poesia cara a Pino Pinelli, e inizia proprio ricordando “il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago”. Per una triste ironia del destino, che non è un destino fatale ma guidato sempre da qualche mano umana, Pino Pinelli morì il 15 dicembre.

Ecco dunque i martiri di Chicago che ritornano, e le date e le ricorrenze che si sovrappongono, come una sorta di congiunzione planetaria delle ricorrenze. Tutti insieme, negli stessi giorni. E il 1969 di Pinelli non fu solo l’anno delle stragi – quella più terribile, di piazza Fontana, era stata preceduta da altri attentati – o dell’autunno caldo nelle principali fabbriche, ma fu un’ondata di lotte diffuse in tutta Italia, che le stragi volevano fermare ma non vi riuscirono, un’ondata di lotte che come sempre si diffondeva anche nelle periferie e nelle campagne; tra gli episodi che meritano d’essere ricordati di quell’anno c’è ad esempio la rivolta di Battipaglia, nel mese di aprile, ma già il 2 dicembre dell’anno prima c’era stato Avola, le lotte contadine che durano. Solo per citare alcuni esempi.

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