Resistenza Contadina

Montescaglioso, Giovedì 21 dicembre. La Camera del Lavoro di Montescaglioso è stata intitolata a Giuseppe Novello, nel corso di una bella serata organizzata dalla CGIL di Matera.

Prima ci siamo ritrovati in corso della Repubblica, nei nuovi locali della Camera del Lavoro, non distante dai locali della vecchia sede del 1949, e non distante dal punto, nei pressi dell’Arco d’ajamm, dove la mattina del 14 dicembre, ancora notte, Giuseppe Novello fu ferito a morte. Morì dopo tre giorni di agonia.

Il momento dell’esposizione della targa è stato preceduto da alcuni interventi, tra i quali in particolare quello di Filippo, figlio di Giuseppe, che all’epoca aveva tre anni e mezzo, e che poi ha vissuto dentro di sé – «da dentro questo corpo», recita un verso della nostra canzone Scagliosa – quella memoria, mantenendola sempre attuale, negli impegni della sua vita.

Poi ci siamo trasferiti tutti nella Sala della vicina Abazia di Montescaglioso – all’ingresso era stata allestita da Mauro Bubbico e dai fotografi Laterza, Silletti e Venezia una mostra con fotografie e frammenti di giornali dell’epoca dei fatti – dove i ragazzi dell’Istituto Comprensivo Palazzo Salinari, accompagnati dalla loro dirigente, hanno presentato la pagina da loro realizzata e pubblicata su Wikipedia, per far conoscere la persona e la storia di Giuseppe Novello. Rivoluzionario.
Hanno scritto così accanto al suo nome, non a caratteri cubitali ma tra due parentesi, quasi per una delicatezza. Ed è bella questa parola usata in questo modo, e che scritta da loro, ragazzi tredici o quattordici anni, sembra assumere un nuovo significato, che non sa di una qualche nostalgia già vista ma richiede invece un nuovo tipo di curiosità. Da riscoprire.

Dopo di loro c’è stata la conferenza. Si usa questa parola di solito ma in realtà sono state delle testimonianze e delle riflessioni di testimoni di quegli anni; le ha introdotte Eustachio Nicoletti segretario della Cgil di Matera, le ha accompagnate Giovanni Casaletto Presidente dell’Ires Cgil Basilicata e le ha raccolte in chiusura Angelo Summa, segretario della Cgil Basilicata. Nel corso degli interventi, anche il saluto del Sindaco di Montescaglioso. Lo storico Giovanni Caserta ha disegnato il quadro del contesto storico, e delle ragioni e delle motivazioni che sono state negli anni il motore della resistenza contadina, chiudendo con un bel commento della poesia che Rocco Scotellaro dedicò a Giuseppe Novello, e recitandone anche alcuni versi: «Cammina il paese tra le nubi, cammina / sulla strada dove un uomo si è piantato al timone».

Poi le testimonianze. Anche Filippo Novello ha riportato alla platea la sua testimonianza, già anticipata davanti alla Camera del Lavoro. Con lui, Mingo Giannace, che all’epoca aveva venticinque anni, e fu tra i protagonisti di quel movimento di lotte per la dignità e il diritto alla terra.  Giannace, nel libro l’erba dagli zoccoli, è come se lo citassi pur senza nominarlo direttamente, quando rievoco i giorni tristi della galera subita ingiustamente da Rocco Scotellaro e di quelle sere in carcere quando leggeva ai compagni di cella il «Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi». «Il carcere era un nido nella chioma del cielo» scriveva Scotellaro,  e Mingo Giannace era lì con lui in quei giorni, insieme ai tanti altri contadini arrestati durante le occupazioni delle terre, «per tutti quegli altri crimini, variamente definiti dal codice, delle agitazioni contadine».
L’altra testimonianza è stata portata da Angelo Ziccardi, senatore, e protagonista anche lui in quegli anni delle lotte per la terra.
La platea era bella da vedere, perché composita e rappresentativa di tutte le generazioni, e questo si è fatto sentire anche nelle parole di tutti i testimoni.

A questa bella serata abbiamo avuto l’onore e il piacere di partecipare con L’erba dagli zoccoli in reading concerto, accopagnando tutto il percorso. Infatti abbiamo suddiviso il nostro intervento di letture e di canzoni in tre parti, prima introducendo la serata e i ragazzi della scuola, poi dopo il loro intervento accompagnando il passaggio alle parole dei testimoni, e infine in chiusura della serata, come per saluto tra noi, per una memoria da condividere come un impegno e da portare ciascuno con sé.
Le letture  scelte non riguardavano solo la Basilicata e le vicende di Montescaglioso. La “resistenza contadina” in quegli anni era un movimento unitario che unificava dal basso tutto il paese, da sud a nord.  Siamo partiti così dalla nostra regione, come per presentarci con le nostre Marche, poi abbiamo raccontato di Melissa in Calabria, e poi ancora dei treni della felicità, di quella straordinaria solidarietà che fu messa in atto per alleviare il trauma di tanti bambini che si ritrovarono con uno, o anche entrambi i genitori in galera, o vittime degli interventi di repressione. In tutte le letture c’era però sempre un accenno a Montescaglioso, perché i racconti del libro non sono fatti isolati ma sempre intrecciati tra loro, come nella storia del mezzadro marchigiano che una mattina di maggio del 1950 deve correre alla stazione di Pesaro perché stanno arrivando i bambini di Montescaglioso.
Naturalmente le letture centrali le ho tratte proprio dalle pagine del libro in cui si rievoca quella mattina del 14 dicembre a Montescaglioso, e già nel mio stesso libro lo faccio citando il racconto in prima di persona di Vincenza Castria – nel libro Rossa terra mia – che in quel momento era proprio lì, accanto a suo marito Giuseppe.

La canzone Scagliosa, una ballata ricca di citazioni di Rocco Scotellaro, compresa la poesia che dedicò a Giuseppe Novello, l’abbiamo lasciata per la chiusura finale, dopo che i ricordi di allora e i sentimenti legati a quel momento erano già stati risvegliati e condivisi nella sala.

Questa è la Resistenza Contadina.

 

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