La serata alla Biblioteca del Torrione

Tra le memorie nel giorno della memoria, il 27 gennaio, con l’Officina della Partecipazione. Una serata accogliente alla Biblioteca del Torrione, un luogo di sentimento, piacevole e importante. La biblioteca è ricavata in un torrione del Quattrocento, uno dei quattro che racchiudeva e custodiva allora il paese, negli anni in cui era tutt’uno con il contado di Jesi, e per questo nel 1472 arrivò da queste parti Federico Conti, ricordato come il tipografo che introdusse l’arte della stampa nella regione. Perché stampare era un’arte. E dunque oggi c’è un’emozione in più nel ritrovarsi qui.

Un appuntamento, con le lotte contadine in reading concerto, ancora più importante qui, circondati da terre dove la condizione prevalente, in campagna, fino agli anni della sua abolizione, è stata la mezzadria. Che non era solo un contratto di lavoro ma un sistema sociale e una condizione di vita, ed è nascosta ancora oggi dentro i nostri tratti antropologici. Così, il primo brano che ho letto (dal racconto “Il curandero”) e la prima canzone eseguita da Silvano e da Lorenzo (“San Martino”), sono stati appunto dedicati alla figura del mezzadro, così come il titolo del cd è ironicamente “Mezzadro, mezzo ladro, contadino”.

Prima però avevamo ricordato altre cose molto importanti. L’aveva già fatto Angelo Santicchia, per  l’Officina della Partecipazione (l’associazione che ha organizzato la serata, nell’ambito della Rassegna Officina della lettura), introducendo la serata, perché oggi era il 27 gennaio, il giorno dedicato alla memoria delle memorie, la Shoah, quel buco nero dove è bene tornare a immergersi ogni anno, per cercare di ritrovare noi stessi e non perderci di nuovo.
Ho ricordato già su questo blog, qualche giorno fa, che durante un viaggio in Salento per documentarmi su un racconto poi inserito nel libro, avevo scoperto a Santa Maria al Bagno vicino Nardò la storia dell’accoglienza degli ebrei sopravvissuti all’olocausto e raccolti lí, alla fine della seconda guerra mondiale, anche per periodi non brevi, prima di riuscire a raggiungere la Palestina o altre destinazioni.
Accolti e aiutati, non respinti dalla popolazione locale, spesso anche più povera di loro, e molti di quei braccianti parteciparono anche alle lotte di quegli anni e alle occupazioni delle terre d’Arneo di qualche anno dopo, che racconto nel libro.

Non era scontata l’accoglienza degli ebrei. Era accaduto già prima della guerra, nel 1938 che la nave St Louis carica di fuggitivi, e fuggivano per tempo prima del genocidio, era stata respinta a Cuba, negli Stati Uniti e in Canada ed era dovuta rientrare in Europa, come pure ci fu nel 1938 la conferenza di Evian nella quale i paesi europei, e non solo loro, posero la questione delle quote e altre limitazioni, e così gli ebrei che fuggivano – e si calcola che nel 1938 fossero già centocinquanta mila quelli fuggiti dalla Germania – spesso venivano respinti e riportati indietro nei territori controllati dai nazisti, e comunque certamente venivano scoraggiati gli altri a fuggire in tempo.
Sarà per questo che in questi giorni un gruppo di scrittori e rabbini israeliani ha lanciato un appello contro la decisone del proprio governo di espellere e ricacciare indietro i migranti fuggiti nel loro paese? Sì, il motivo è proprio questo, lo hanno scritto loro: “Nascondiamo rifugiati in casa come Anna Frank”.
Aiutali a casa loro, ripetono fino all’ossessione i razzisti odierni di casa nostra, novelli apprendisti stregoni chissà quanto consapevoli davvero di ciò che dicono, nei confronti di chi fugge dalle guerre o dalla fame. Ma non voglio ripetere, con uno sterile pessimismo che può solo sollevarci dalle responsabilità, che la Storia si ripete, preferisco pensare che siamo noi che dovremmo conoscerla meglio.

Quindi c’erano queste assonanze, ieri e questi giorni nella mia testa, mentre preparavo la serata. E così ieri l’abbiamo ricordato, e poi collegato a questo tema la stessa canzone di apertura, che è stata Sogni alla deriva, dedicata ai migranti di ieri e di oggi, i nostri contadini espulsi a milioni dalle campagne e costretti a sparpagliarsi per il mondo, che ho incontrato in tutti i racconti del libro, e anche i migranti di oggi, che ugualmente ho incontrato, sugli stessi luoghi delle lotte di ieri, come i braccianti africani che organizzarono un importante sciopero a Nardò nel 2011, dal quale nacque l’attuale legge contro il caporalato. Dietro ogni legge c’é sempre una lotta.
Questo lo spirito nell’affrontare la serata, poi le letture e le altre canzoni, ricordando, nell’ordine, i mezzadri, Lentella e gli scioperi a rovescio, il grande sciopero dei braccianti e Maria Margotti di Filo d’Argenta, le occupazioni dei latifondi del sud, a Melissa, Bisacquino e Montescaglioso, per concludere con un’altra grande azione collettiva di solidarietà, quella dei treni della felicità, dell’accoglienza dei bambini con i genitori in galera per la repressione delle loro lotte, ospitati da altre famiglie contadine delle regioni del centro e del nord: Corre il treno.

(altre foto della serata)

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