La serata al Pacha Mama Bio

Recanati, 24 febbraio, Pacha Mama Bio. «L’immaginazione spinge sempre verso quello che non cade sotto i sensi. Quindi verso il futuro e la posterità. Perocché il presente è limitato e non può contenerla». Ho dato il benvenuto al reading concerto con questa citazione di Giacomo Leopardi dallo Zibaldone. Nel libro è citata in esergo al primo racconto, quello autobiografico e introduttivo alle altre storie delle lotte contadine nel dopoguerra. E quel mio racconto inizia con me bambino, mentre con il naso appiccicato al vetro della finestra sbircio fuori, in attesa di veder comparire gli “uomini della luce”. Gli operai che devono venire ad allacciare i fili della corrente elettrica alla nostra casa di campagna. “Non so se l’ho mai vista la luce” faccio dire a quel bambino che ora immagino e che non cade sotto i miei sensi. Neanche il passato, come il futuro, cade più sotto i nostri sensi.

La scena che evoco è del 1956, lo stesso anno del “nevone”, almeno qui da noi o nella mia campagna di allora. Quando era tornato il sereno, ricordo di aver camminato dentro sentieri scavati tra pareti di neve più alte di me. Questa mattina, mentre ora scrivo, avrei dovuto svegliarmi mentre fuori infuriava la tormenta.

Da qualche giorno ci stanno preannunciando l’arrivo del terribile Burian, una specie di flagello, ma forse arriverà in ritardo, come si riserva ai treni dei pendolari. Ieri sera, dopo il benvenuto con la citazione di Leopardi, ho iniziato con la lettura del venditore di ovi e dei suoi compari, che il ragazzo narratore incontra sul treno accelerato per Roma, quello con le carrozze e i sedili ancora di legno, che impiega o impiegava più di quattro ore a percorrere duecento chilometri e poco più. A seguire, Silvano accompagnato da Lorenzo, ha proposto la canzone del contadino mezzadro, quello che reagisce sornione, un po’ come il villano della canzone Ho visto un re di Dario Fo ed Enzo Jannacci, che si mette a ridere a squarciagola quando gli portano via tutto. Anche il mezzadro della canzone reagisce così, e rifiuta il mezzo mantello del buonista San Martino, perché magari è a mezzadria anche quello.
Chissà che effetto fanno queste letture e canzoni a chi ci ascolta? Ma gli effetti forse sono più di uno, almeno tanti quante sono le persone che vengono, a ciascuno il suo.

Dopo questo anteprima del reading concerto, un assaggio iniziale, un po’ come un aperitivo, abbiamo cenato, con il menù e i prodotti, e il rosso Conero del Pacha Mama Bio, che ci ha invitato per la serata. Più che un locale è un insieme di attività che si sviluppano e sostengono a vicenda, come una piccola filiera realizzata in questo angolo di Recanati, e che va dai prodotti del negozio al bar ai diversi laboratori organizzati durante il giorno dalle associazioni che vi collaborano.

Coltivare il corpo e anche quel qualcosa che ci anima, come diceva appunto il poeta. Coltivare anche quello che non cade sotto i sensi. Citavo il 1956. In quell’anno a Trappeto in Sicilia Danilo Dolci organizzava un importante sciopero a rovescio. Organizzava insieme ai braccianti senza terra, o anche pescatori senza barca, scioperi della fame. Tanto non si mangiava nemmeno in casa e dunque perché non farlo insieme in strada? Danilo Dolci in tali occasioni accendeva il grammofono un strada e faceva ascoltare musica classica: «Non è più come ai tempi di Danilo Dolci, quando per uno sciopero della fame bastava spostarsi in mezzo alla strada, tanto non si mangiava nemmeno in casa ma fuori almeno si era in tanti e non da soli. Danilo portava anche il grammofono e i dischi di musica classica. È importante anche nutrire lo spirito, ed è facile se gli si presta attenzione, altrimenti rischia di perdersi ancora prima del corpo.» Lo cito così, Danilo Dolci, nel mio libro, nel racconto “Santa Maria del Bosco”, dedicato alle occupazioni di terre a Bisacquino e Corleone, preparate da Placido Rizzotto e portate a termine, si potrebbe dire, da Pio La Torre nella primavera del ’50.

Verso la fine della cena abbiamo ripreso il reading concerto, iniziando da un altro sciopero a rovescio, quello di Lentella, sempre nel marzo del ’50, e che ultimamente raccontiamo con la canzone Lentella, recitata da me e insieme cantata da Silvano, a sovrapporci, per rievocare quella storia. E poi via, con le altre storie e le altre canzoni, tra centro, nord e sud Italia. Mentre ora termino di scrivere, ancora aspetto Burian ma continua a tardare. Avrà sbagliato coincidenza? O il treno si è bloccato per il maltempo e non riesce più ad arrivare? Poco male, lui, il flagello, è previdente, e comunque si è fatto precedere dalla pioggia, che aspettavamo dopo mesi di siccità. Ma si intravedono in anteprima anche i primi fiocchi, ancora timidi.

(Sopra, un momento della serata, e la locandina dell’evento; qui l’articolo di promozione  su Il Cittadino di Recanati)

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