Metti una sera all’Università

Un incontro davvero interessante lunedì pomeriggio, 12 marzo, all’Università Politecnica delle Marche, all’ex caserma Villarey al centro di Ancona. Questo tipo di esperienza ancora ci mancava, nei nostri giri con libro e chitarra a raccontare le lotte contadine, in particolare del dopoguerra, alla metà del Novecento. L’occasione è stata offerta dai docenti del corso di Diritto del Lavoro, Antonio Di Stasi e Laura Torsello. Davanti a noi, nell’aula magna della facoltà intestata a Giorgio Fuà, un folto gruppo di studenti del corso di laurea triennale. L’unico precedente un poco simile lo avevamo avuto nel dicembre scorso a Montescaglioso, nella serata di Resistenza Contadina, dove insieme agli adulti erano presenti anche i ragazzi delle scuole superiori che avevano lavorato alla pagina wikipedia dedicata al bracciante Giuseppe Novello. Qui però all’università il contesto era ancora diverso: “a lezione”. E provoca anche un’ulteriore emozione vedere ragazzi di circa venti anni seguire così attenti il racconto di storie accadute “soltanto a metà Novecento”, praticamente ieri, eppure già quattro o cinque decenni prima della loro nascita, più o meno al tempo dei loro nonni. Un po’ sorpresi i ragazzi all’inizio, quando ci hanno visto arrivare, montare i leggii davanti alla cattedra, a ridosso della prima fila di sedie, e accordare la chitarra e sistemare i fogli: i loro docenti li hanno rassicurati: non avevano sbagliato lezione ma si trovavano davvero nel posto giusto e all’ora giusta.

Del diritto del lavoro, e della nascita delle nuove normative e contratti e dei primi anni di applicazione della Costituzione, noi abbiamo offerto soprattutto la visione del sottostante lato umano e sociale, quello partecipato da migliaia di persone, in particolare nei nostri racconti i contadini, per i quali quelle leggi appena scritte sulla carta o addirittura ancora da finire da scrivere, non erano soltanto dispute teoriche ma riguardavano direttamente la loro vita immediata, le aspirazioni, il bisogno di un’emancipazione sociale e umana, che non era affatto scontata, e per la quale capitava di doversi battere, mobilitarsi, occupare le terre, rimboccarsi le maniche e organizzare gli scioperi a rovescio quando le istituzioni o le parti sociali avverse erano troppo lente o si mettevano addirittura di traverso. Insomma, la vita nella sua complessità e nella sua voglia di andare avanti.

Abbiamo diviso le nostre letture e canzoni in tre gruppi, accompagnati da un passaggio all’altro dagli interventi dei docenti. La prima parte dedicata ai mezzadri del nostro Centro Italia, la seconda ai braccianti, con riferimenti in particolare al grande sciopero della primavera del 1949 con il suo epicentro nella pianura padana, e l’ultima parte ai contadini senza terra e alle grandi occupazioni dei latifondi nel Sud. Quattro brani e quattro canzoni, in apertura San Martino, la canzone dedicata alla figura del mezzadro e che già nel titolo ricorda il giorno in cui in campagna venivano eseguite le disdette dei contratti di assegnazione della terra. Poi le canzoni dedicate alle figure di Maria Margotti e di Vittorio Veronesi, e per concludere la canzone dedicata alla vicenda di Melissa, dell’ottobre 1949, scelta in chiusura anche per sottolineare a ricordo della serata l’importanza della memoria: “La memoria siamo noi in questa stanza / Ce la portiamo dentro / Ogni giorno a rovistarci / Non dovremmo mai farlo da soli”.

Il tempo è volato via che non ce ne siamo accorti, gli spunti che abbiamo offerto ci sembrano molti, ora tocca ai docenti dipanarli e riordinarli, e riviverli con i loro studenti, come sono abituati a fare. I racconti del libro contengono molti riferimenti storici ai temi al centro delle rivendicazioni e al contesto sociale politico e legislativo in cui quelle lotte si sviluppavano, perché allora era la stessa applicazione della carta costituzionale che diveniva oggetto di rivendicazione, quando i contadini durante i cortei e le occupazioni di terre attaccavano sulle loro bandiere, a loro sostegno, gli articoli della Costituzione che più li riguardavano, come cito io stesso in diversi racconti del libro, o come ricorda ad esempio Danilo Dolci, che diede perfino un titolo di questo tipo ad uno dei suoi libri: Processo all’articolo 4.

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