Sulle ali dei pedali, tra le storie di ieri e gli impegni di oggi

Un vero incontro sabato 7 aprile, di quelli in cui ci si scambiano esperienze e percorsi, per condividerli e rivalutarne insieme il senso. L’occasione ce l’ha fornita l’associazione culturale L’Ora Blù di Bollate, che insieme all’Anpi di Bollate-Baranzate ci ha invitato all’iniziativa “aspettando il 25 aprile”, per presentare il nostro reading concerto sulle lotte contadine, l’altra Resistenza, inserendolo però in un contesto conviviale, con il suo invitante menù, e alternando, dentro le pause tra un piatto e l’altro, le nostre letture e canzoni. Cibandoci, oltre che di buon cibo e buon vino, anche di belle storie, in modo più completo.

Ci siamo accorti, così, che il rapporto tra convivialità e reading è reciproco. Cioè, il nostro reading concerto si è svolto ugualmente per intero, ma in più lo abbiamo arricchito tra una lettura o una canzone e l’altra con delle pause conviviali, nelle quali le luci in sala ritornano per un po’ all’illuminazione normale e ci consentono di condividere oltre oltre alle nostre storie anche i cibi e le bevande, e insieme naturalmente le conversazioni dirette tra amici, scambiandoci così ancora altre storie.

E allora, ad esempio, ecco che gli amici dell’Orablù in queste pause del reading ci hanno raccontato la loro “agenda ri/trovata”, cioè il viaggio che nel mese di luglio dell’anno scorso hanno fatto in bicicletta, partendo da Bollate per arrivare a Palermo il 19 luglio, con l’agenda rossa ritrovata, firmata da tutte le persone incontrate lungo quella strada, e portarla alle cerimonie in via D’Amelio per ricordare Paolo Borsellino.
Venticinque giorni sui pedali della bicicletta per arrivare in tempo esattamente nell’anniversario dei venticinque anni.
Complimenti. Ci vuole soltanto uno straordinario senso della semplicità, come quando si esce da casa come se niente fosse e per fare una passeggiata solo un po’ più lunga, per rendersi conto soltanto alla fine del significato esatto della propria iniziativa, dopo averla assimilata con lentezza nelle gambe, nella testa e in tutto il corpo, una pedalata alla volta. Cento, mille, centomila volte.

Anche noi ci siamo preparati al reading concerto con la consueta tranquillità, senza pensarne troppe, e solo mentre eravamo lì, quando ogni volta in ciascuna delle quattro pause conviviali a noi dedicate salivamo su quel piccolo palco in mezzo ai tavoli, e riprendevamo a leggere e proporre canzoni, ci rendevamo conto di aver aperto la serata proprio con una canzone dedicata ad un ciclista, la storia del bracciante Vittorio Veronesi, la canzone “Prendete quella canaglia”, di quando i carabinieri lo inseguono in quegli anni dopo la guerra per arrestarlo durante uno sciopero, e lui fugge veloce, con la sua bicicletta, nascondendosi tra le macchie e le passerelle della laguna di Mantova. E poi di nuovo qualche tempo dopo, con le loro biciclette strette tra le mani, Vittorio e i suoi compagni, nella triste e buia notte dell’agguato. Ho introdotto la canzone eseguita da Silvano anticipando in lettura una strofa: “Gli occhi nel buio Vittorio e Nerino /tra le mani stringono le biciclette / Tra le parole cercano i pensieri / Tra i passi la vita ancora in bilico”.
E poi  di nuovo, a fine serata, abbiamo chiuso con una lettura  e una canzone per ricordare il “Il rogo delle biciclette” durante le occupazioni delle terre d’Arneo in Salento. E cioè la bicicletta come strumento di vita, prezioso più di qualsiasi altra cosa, che con il rogo delle biciclette sequestrate dalle forze dell’ordine intervenute per reprimere le occupazioni delle terre, diventa anche il simbolo dell’oltraggio subito, e da riscattare. E naturalmente, io e Silvano abbiamo dedicato questa parte a Cosimino Ingrosso, ricordando il monumento dedicato a lui alle Fattizze d’Arneo, che lo rappresenta lanciato nel vento sulla sua bicicletta, sulle ali dei pedali.

Così, la cornice della serata di sabato all’Ora Blù, racchiusa nel titolo “aspettando il 25 aprile”, tema introdotto in apertura dalla rappresentante dell’Anpi di Bollate e Baranzate, si è riempita di un ulteriore senso in più, grazie al filo conduttore della bicicletta, sulle ali dei pedali, che è emerso spontaneamente da solo, dal nostro fondo di storie, facendoci ritrovare punti di contatto reali tra le storie di ieri e gli impegni di oggi. Mi hanno così fatto ricordare, in quelle conversazioni, anche le mie recentissime pedalate lungo la Linea Gotica, al seguito della Staffetta della Memoria (a proposito, anche noi avevamo una nostra agenda con la copertina rossa, nella quale raccoglievamo sotto al testo della nostra carta costituzionale, le firme di tutti quelli che incontravamo lungo il percorso).

L’OraBlù è anche e soprattutto un punto d’incontro, espresso graficamente in quella freccia che indica un centro, e gli incontri con le storie o con il tempo possono essere tanti, ciascuno può ritrovare i suoi, e infatti ho visto anche Silvano alle prese con i suoi, io qui ne ho raccontato solo uno, quello che ha fatto da filo conduttore alla serata più generale. Dicono che quel simbolo con la freccia e il punto, per un fortuito caso, somigli proprio a quello che Borsellino annotava nella sua agenda per ricordare gli appuntamenti con sua madre in via D’Amelio. Io ho sempre sostenuto che il caso non viene mai davvero per caso.

E non solo queste ma anche altre storie ci siamo scambiati, che a raccontarle tutte non ce se la fa in una volta sola. Potrei comprendervi anche il luogo dove poi sono andato a dormire, una cascina lombarda di inizio ottocento, completamente ristrutturata alle esigenze di oggi ma intatta nelle sue strutture portanti e con i segni ancora evidenti delle antiche tracce di vita, lasciate apposta come un racconto, dove erano le pareti interne originarie, le canne fumarie, perché ogni tipo di abitazione rispecchiava un sistema di vita, sociale e di rapporti di lavoro, e di legami familiari, una cultura e un modo di sentire. Abitazioni così diverse da una regione all’altra del nostro paese – al ritorno ci siamo fermati alla casa Cervi a Gattatico – come le sue mille lingue, che nei racconti del libro cerco di citare per rappresentarne la vivezza e il tipo di sguardo che c’è dietro, e insieme il senso di una vita che reagisce sempre in modi nuovi e originali alle tante diverse circostanze in cui si trova costretta, senza mai piegarsi. Altro che cento, mille e centomila pedalate, c’è dentro ancora di più.

La nostra scaletta della serata, dopo l’introduzione, l’abbiamo divisa in tre parti, la prima dedicata alle nostre Marche, dei mezzadri e della mezzadria, e oggi anche del terremoto e di questa sua zona interna così martoriata dall’abbandono; la seconda parte dedicata agli scioperi a rovescio, con le storie di Lentella in Abruzzo e del Cormor in Friuli – e poi nelle conversazioni mi hanno raccontato la storia di oggi della Ri-MAFLOW -; la terza parte dedicata ai contadini senza terra del sud e alle grandi occupazioni dei latifondi, scegliendo oltre alla storia del rogo delle biciclette anche il ricordo di Melissa, attraverso la canzone Fragalà: «La memoria quando ti colpisce / Non puoi trattenerla / Con gli altri tu devi dividerla / Se vuoi usarne la forza».

A inizio serata, dopo la canzone “Prendete quella canaglia”, per dare non solo il benvenuto ma anche il buon appetito a tutti – eravamo a tavola – ho raccontato che prima di andare mi ero interrogato su come si possono inserire in una serata conviviale storie, come quelle che avremmo raccontato e cantato, che hanno anche risvolti assai tristi. La risposta non l’avevo, sapevo soltanto che  in uno dei racconti del libro – anche se sabato sera non era in scaletta – ci sono due anziani osti, in una trattoria di Trapani, che tra un piatto e l’altro che servono e mangiano in compagnia del loro ospite, un ragazzo, gli raccontano anche la loro storia a Portella della Ginestra il Primo Maggio del 1947, perché loro si trovavano lì. Quel ragazzo ero io tanti anni fa, e nel libro la racconto proprio così, quella triste vicenda che mi avevano narrato proprio a tavola, tra un piatto e l’altro. E quindi, probabilmente, i momenti conviviali possono essere, se vissuti in modo consapevole, i più adatti per condividere in modo più intenso le storie che ci appartengono. E inoltre, anche questa storia di Portella ci riporta in quell’angolo d’Italia che si chiama Sicilia.

LE FOTO DELLA SERATA, dal blog dell’associazione L’OraBlù
(foto Ivano De Pinto)

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...