L’espulsione dalle terre (ricordando Marx)

“Siamo tutti neri”, foto scattata nel 1989 a Roma alla prima manifestazione contro il razzismo.

Consigli di lettura, o rilettura. Oggi è il duecentesimo anniversario della nascita di Karl Marx, il 5 maggio 1818. La lettura di Marx è complessa e richiede un impegno da affrontare con spirito libero e critico, rifuggendo schematiche adesioni di fede, o al contrario anche repulsioni altrettanto fideistiche. E naturalmente tenendo conto del contesto, includendo nel contesto tante cose (nella mia foto ho ripreso addirittura questo simpatico striscione fotografato molti anni fa).  I miei non sono consigli di lettura di uno studioso o di un esperto, perché non lo sono, tuttavia, da studente di filosofia ebbi a suo tempo l’opportunità di inserire Marx nel mio piano di studi, e di tanto in tanto mi capita di riprendere in mano qualche suo libro. Una delle parti su cui mi capita un po’ più spesso di tornare è la settima sezione del primo libro del Capitale, e in particolare il capitolo 24, “La cosiddetta accumulazione originaria”:

“Il produttore immediato, l’operaio, ha potuto disporre della sua persona soltanto dopo aver cessato di essere legato alla gleba e di essere servo di un’altra persona o infeudato ad essa. Per divenire libero venditore di forza-lavoro, che porta la sua merce ovunque essa trovi un mercato, l’operaio ha dovuto inoltre sottrarsi al dominio delle corporazioni, ai loro ordinamenti sugli apprendisti e sui garzoni e all’impaccio delle loro prescrizioni per il lavoro. Così il movimento storico che trasforma i produttori in operai salariati si presenta, da un lato, come loro liberazione dalla servitù e dalla coercizione corporativa; e per i nostri storiografi borghesi esiste solo questo lato. Ma dall’altro lato questi neo affrancati diventano venditori di se stessi soltanto dopo essere stati spogliati di tutti i loro mezzi di produzione e di tutte le garanzie per la loro esistenza offerte dalle antiche istituzioni feudali. E la storia di questa espropriazione degli operai è scritta negli annali dell’umanità a tratti di sangue e di fuoco.”

Scrive così Marx all’inizio del capitolo, e poi ne descrive il processo storico realmente avvenuto dal XV secolo in Inghilterra, passando dall’espropriazione della popolazione rurale e della sua espulsione dalle terre, alle leggi contro gli espropriati e contro il vagabondaggio – “I vagabondi incorreggibili e pericolosi debbono essere bollati a fuoco con una R sulla spalla sinistra e messi ai lavori forzati” per sottometterli a quella disciplina che era il lavoro salariato, e così via, descrivendone l’evoluzione delle sue forme storiche.

Marx descrive questo processo come avvenne in Inghilterra, perché solo qui, dice,  questa storia  possiede forma classica, mentre negli altri paesi ebbe “sfumature diverse e percorse fasi diverse in successioni diverse e in epoche storiche diverse.”  Poi però aggiunge anche una nota sull’Italia, che riguarda più in particolare l’Italia centrale e settentrionale:

“In Italia dove la produzione capitalistica si sviluppa prima che altrove anche il dissolvimento dei rapporti di servitù della gleba ha luogo prima che altrove. Quivi il servo della gleba viene emancipato prima di essersi assicurato un diritto di usucapione sulla terra. Quindi la sua emancipazione lo trasforma subito in proletario eslege, che per di più trova pronti i nuovi padroni nelle città, tramandate nella maggior parte fin dall’età romana. Quando la rivoluzione del mercato mondiale dopo la fine del secolo XV distrusse la supremazia commerciale dell’Italia settentrionale, sorse un movimento in direzione opposta. Gli operai delle città furono spinti in massa nelle campagne e vi dettero un impulso mai veduto alla piccola coltura, condotta sul tipo dell’orticoltura.”

Se queste brevi citazioni vi stuzzicano, potete leggere anche l’intero capitolo, e da lì allargarvi. Sono pagine descrittive, con un linguaggio che a me non sembra oscuro e complicato, mi sembra che si legga bene, e lo trovo molto ma molto attuale, anche se scritto centocinquanta anni fa.

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