Cosimino Compagno

Ieri sera 1 Giugno, presso la Sala Consiliare del Comune di Guagnano, in Salento, una  serata in omaggio a Cosimino Ingrosso, promossa dai figli Vito e Desdemona Ingrosso e dall’associazione “TERRAE a sud del tempo”, con la presentazione del libro “Cosimino Compagno, LE MIE MEMORIE, autobiografia di Cosimo Ingrosso, Terrra, lotte e libertà tra famiglia e politica”; stampa a cura dello SPI di Lecce.

Personalmente ho avuto occasione di incontrare Cosimino e chiacchierare con lui una sola volta, quando due anni fa nel mese di luglio fui invitato all’agriturist Le Fattizze per presentare il mio libro sulle lotte contadine L’erba dagli zoccoli, proprio lì, tra gli olivi dell’Arneo. Mi accompagnò nel reading Alice Rolli, con la sua bella voce. Una lettura e una canzone, nella notte, con  molte persone a seguirci, e di lato, seduto nell’auto, anche Cosimino.

Tra i brani che ho letto c’era anche l’episodio della lettera che gli fece leggere un poliziotto nel carcere di Lecce; Cosimino era stato uno dei primi a finirci, già nel primo giorno di occupazione delle terre d’Arneo. Anche il poliziotto era figlio di contadini, calabresi, forse della zona di Crotone, e così io che nel mio libro dedico un racconto anche alle vicende di Melissa, in quel racconto ho finto che fossero proprio due contadini di Melissa a scrivere al loro figlio: ”

“Caro figghjiu, noi siamo stati a occupare le terre, tu se ti comandano di andare a combattere contro i braccianti non andare, non andare, stai attento che se riusciamo un giorno a togliere la terra ai ricchi, tu praticamente tornerai a casa e starai con noi, starai, e così cerca di essere bravo, cerca di essere buono con loro, perché se tumaltratti quelli, gli altri maltratteranno pure a noi.”  E poi, nel racconto che dedico alle occupazioni d’Arneo, Cosimino stesso racconta: “Ho visto qualche lacrima a questo qua, all’opposto di quando sono venuti quella sera, tanto che mi sono commosso.”

Prima del reading avevo chiacchierato una mezz’oretta con Cosimino. Aveva anche la febbre quella sera ma era voluto venire lo stesso, e mi è rimasto un ricordo forte soprattutto del suo sguardo, i suoi occhi e la sua voce, nonostante la febbre ricordo che aveva le mani fredde mentre gliele stringevo e lui mi raccontava di quel lontano episodio della lettera e poi tante altre cose, e di ora che aveva riempito quaderni e quaderni di appunti sulla sua vita ed era preoccupato di come riuscire a sistemarli e pubblicarli. Purtroppo ci ha lasciati prima di vederlo stampato questo suo libro, che ho avuto l’occasione di leggere nelle bozze definitive prima della stampa, e che somiglia ad un racconto corale, di tutta la sua vita, che non era soltanto sua ma di tutto il mondo che lo circondava. Mi sembra di vederlo, negli anni precedenti, con la sua bicicletta, carica non più degli attrezzi di lavoro ma dei suoi strumenti musicali, come un cantastorie totale, carico del piacere di vivere. Avevo scritto allora, due anni fa, quando lo incontrai, di quella “voglia pacata ma insieme ingrugnita di viverne altrettanti di anni”, che mi stava trasmettendo. Ingrugnita, per riprendere un’espressione del poeta Vittorio Bodini, riferita alla terra d’Arneo.

Per rendergli omaggio, io e Silvano Staffolani abbiamo composto questa canzone, Arius 48 che era la marca della sua bicicletta, e abbiamo saputo che ieri sera l’hanno ascoltata lì alla sala consiliare di Guagnano, ed è un vero onore per noi avere partecipato almeno con una canzone, dal momento che purtroppo non eravamo riusciti a organizzarci per esserci di persona. E per ricordare direttamente Cosimino e ascoltare la sua voce, inserisco sotto anche questa intervista curata da Fabio Levi, Cosimo Rolli e Marcello Rolli.

La canzone è inserita nell’album di Silvano Staffolani

“Pressappoco alla stessa ora”

 

 

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