“Senza dimenticare che il cibo serve al corpo, come l’arte serve all’anima” (Karadrà)


C’è una porta lì che sembra aspettarti, isolata e sicura di sé, dritta nell’ampiezza della campagna, dal lato dei campi che scivola a occidente, dove il cielo è rosso e il sole sta scendendo, attirato da quel qualcosa che lo spinge a curiosare oltre e dentro la terra, per poi riemergere chissà in quale luogo insolito, dopo aver intravisto altre possibilità lungo quel suo cammino che in realtà non è mai determinato dal caso. Potrebbe essere la nostra porta, quella che da sempre segna le possibilità di passaggio, del viaggio nei luoghi altri, in quegli ampi spazi che si aprono dentro di noi, per restituirci il nostro essenziale. Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta, è la citazione di Milton Berle che accompagna la foto dell’installazione di Massimo Colizzi per Karadrà.

Acqua che nasce dalla terra e che la terra inghiotte. È questo il significato racchiuso nella parola karadrà, mantenuto lungo il tempo nella sua evoluzione lessicale dal greco, e che ritroviamo ancora nei toponimi odierni, come Aradeo, il nome del paese qui vicino, che sembra una parola che suona. A ricordarci che anche le parole hanno la stessa capacità carsica della terra, inghiottono significati e poi ce li restituiscono, dobbiamo solo imparare a cogliere bene il momento e il luogo in cui riaffiorano. 
Come vedete parto suggestionato per bene per questo incontro con il mio libro programmato per lunedì prossimo, il 25 luglio, immersi in questi campi del Salento che respirano di antico e restituiscono respiri nuovi a chi ha la pazienza di ricercarvi dentro la sapienza che hanno custodito, e riparato dai tanti maltrattamenti subiti nel corso dei tempi.
Karadrà è il progetto agricolo avviato oramai da quattro anni dall’Associazione di Promozione Sociale Arci Club Gallery, ma non è solo un progetto agricolo, oltre al suo compito primario di produzione ha anche, come scrivono loro stessi in testa alla loro pagina FB come una porta, “il compito di fare comunità, tutelare il patrimonio culturale e naturale di un territorio, ridisegnarne le linee: questa terra fatta di “muretti a secco” e “canali asciutti”, di “ulivi” e “mandorli solitari” ci ha spinti non all’agricoltura, ma all’aridocoltura.” 

Non c’è un modo più diretto, credo, per sottolineare il significato di essenziale in tutte le sue possibilità, dagli usi più immediati e ordinari della parola, a quelli più profondi e carsici. Per un’agricoltura che non sprechi le risorse.
Proseguo con le loro parole: “L’aridocoltura è l’insieme degli accorgimenti volti a consentire la coltivazione in ambiente arido, cioè in assenza di irrigazione e in presenza di precipitazioni minime. Questa ci permette di portare sul mercato prodotti naturali cresciuti nel rispetto della terra e della risorsa acqua a costi competitivi facendoci scoprire, oltretutto, che l’evoluzione di per sé ha donato a molte piante la capacità di produrre frutti ad alto contenuto nutrizionale e dalla lunga conservazione. Da qui il nostro impegno nel recupero delle biodiversità locali.”

 L’essenziale che riemerge allora puoi vederlo come un sole racchiuso nella polpa del pomodoro quando si apre, il piccolo e rotondo pomodoro giallo da Penda, il cui seme la terra lo ha custodito nel tempo, a chi gliel’ha affidato contro ogni dispersione, rinnovandolo ad ogni stagione come un sole che tenace ripercorre il suo cammino.
E come tutto ciò che davvero è essenziale, nemmeno questo progetto nasce per caso, ma ha alle spalle la sua tenacia di lavoro pianificato e quotidiano, e a testa alta, fatto anche di studi, ricercando anche la sapienza custodita nei libri, in un modo simile a quella custodita nelle zolle della terra.

“Siamo già a lavoro da tempo. Da quattro anni siamo impegnati sul territorio con attività culturali e di promozione sociale e da due abbiamo deciso di impegnare il nostro Tempo Lavoro anche nei campi, reinvestendo di volta in volta il ricavato di tutto ciò, a sostegno delle spese agricole e della nostra formazione. Il sistema che abbiamo innescato prevede la concessione d’uso di terreni incolti ed abbandonati, la loro bonifica e messa a produzione. Siamo impegnati con la bonifica e il ripristino del Vecchio Fondo Cafazza, agro di Cutrofiano, in una ricostruzione non solo agricola ma anche storica del territorio in questione, cercando il coinvolgimento della comunità e di altri progetti associativi e istituzionali che abbiano ad obiettivo la vitalità del sistema rurale e la qualità della vita sul territorio. Si è avviata una mappatura del territorio circostante la zona di interesse agricolo, aprendo un archivio digitale e cartaceo per il censimento del patrimonio naturale e architettonico insistente nell’ area. I motivi che ci hanno portato ad aver scelto consapevolmente il Fondo Cafazza sono legati alle caratteristiche geomorfologiche che ne hanno decretato l’antropizzazione e sviluppo. Il fondo è attraversato dal sistema di canali dell’Asso, unico sistema idrico naturale di tutta la regione, Zona Umida da tutelare.”


“I ragazzi di Karadrà
– dice Roberta Bruno in un’intervistahanno la convinzione che è possibile avviare una nuova rivoluzione sulla scia di una nuova economia circolare che abbia al centro l’agricoltura naturale: “Il comparto agricolo italiano registra una crescita del 26%, ma il Sud sembra non accorgersene, così come si parla di disoccupazione con tanti terreni abbandonati.”

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13686529_1218796231478017_7994869703607624012_nKaradrà è un progetto agricolo dell’Associazione di Promozione Sociale Arci Club Gallery;  altre informazioni sulle loro produzioni, ma anche sulle rete di progetti e iniziative a cui partecipano, si possono trovare sul sito di SalentokmO.
13680819_1218796174811356_2580351859521259363_n(Sulla mia pagina di Flickr si possono vedere alcune foto che ho scattato la sera del 25 luglio, seguendo il tramonto in attesa delle letture dal libro L’erba dagli zoccoli; a fianco e  sotto invece un paio di foto scattate durante l’introduzione alle letture, seguendo le domande di Roberta Bruno).

 

Mi piace infine  citare anche l’associazione Puglia Megalitica, perché le due esperienze sono vicine e alcune persone sono le stesse; è un progetto in apparenza assai diverso e invece, quando la sera prima delle letture con il libro qui nelle campagne di Aradeo, sono andato con loro a visitare i dolmen e i menhir,  partendo da Maglie e girovagando per strade interne fino ai dintorni di Santa Cesarea, ho scoperto anche l’inizio ancestrale dell’agricoltura, qualche migliaio di anni fa. Una geografia , quella dei dolmen e dei menhir, che probabilmente segue l’antica geografia dei corsi d’acqua sotterranei – ci sono più teorie ma a me suggestiona questa – in questo altipiano carsico e pietroso al centro dei mari e dei venti. La stessa attenzione a questa geografia interiore della terra l’ho ritrovata anche nell’odierno progetto ‪Karadrà‬. Una dimensione in più, da scoprire e approfondire. Ho scattato per ricordo qualche foto, eccole qui anche queste sulla mia pagina di flickr.

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